Vai al contenuto

Stretto di Messina: quali faglie causano i terremoti?

| 17 Febbraio 2026

Stretto di Messina, studio su faglie attive e rischio sismico: dove nascono i terremoti e cosa rivela la nuova analisi geofisica.


rischio sismico stretto di messina

  • Quali faglie sono attive nello Stretto di Messina?
  • Dove nascono i terremoti?
  • Perché l’area è tra le più a rischio in Italia?

Stretto di Messina: quali sono le faglie attive e perché l’area resta ad alto rischio sismico?

Lo Stretto di Messina rappresenta una delle aree a più elevata pericolosità sismica del Mediterraneo. Questa stretta lingua di mare separa la Sicilia dalla Calabria, ma costituisce anche un confine geodinamico tra la placca africana e la placca eurasiatica, protagoniste di un lento ma continuo processo di convergenza.

Il 28 dicembre 1908 un terremoto di magnitudo 7.1, seguito da uno tsunami, provocò oltre 75.000 vittime tra Messina e Reggio Calabria, segnando uno degli eventi sismici più gravi nella storia europea contemporanea. Da oltre un secolo, geologi e sismologi analizzano la struttura delle faglie attive dell’area per comprendere i meccanismi della sismogenesi e migliorare la valutazione del rischio sismico.

Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Tectonophysics, condotto da ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e di università italiane ed europee, offre una nuova ricostruzione della struttura geologica dello Stretto. L’analisi integra dati sismologici, geofisici marini e oltre 2.400 terremoti registrati tra il 1990 e il 2019, rilocalizzati con tecniche ad alta precisione, anche grazie a strumentazioni installate sul fondale marino.

Perché lo Stretto di Messina è un laboratorio naturale per lo studio dei terremoti?

Lo Stretto si colloca lungo il margine della cosiddetta subduzione calabra, dove la porzione ionica della placca africana scende sotto la Calabria. Questo fenomeno di subduzione genera deformazioni profonde che si propagano fino alla superficie, modellando la morfologia del territorio.

Il continuo movimento tra Africa ed Europa produce un sistema complesso di compressione, distensione e scorrimento laterale. Nel corso di milioni di anni tali dinamiche hanno formato catene montuose, bacini marini e un articolato reticolo di faglie sismiche attive.

Ancora oggi questi processi sono responsabili di una sismicità diffusa che rende l’area tra le più monitorate in Italia.

Dove si originano i terremoti nello Stretto di Messina?

L’analisi dei dati ha individuato due principali livelli sismogenetici:

  • uno strato superficiale, tra 6 e 20 chilometri di profondità, dove si concentrano i terremoti più frequenti legati alla deformazione della crosta continentale;
  • uno strato più profondo, tra 40 e 80 chilometri, connesso ai movimenti della placca ionica in subduzione.

Questa doppia distribuzione evidenzia che la deformazione crostale avviene su più livelli. In superficie prevalgono forze estensionali, che tendono ad assottigliare e far sprofondare la crosta. A maggiore profondità emergono anche componenti compressive, legate alla convergenza tra le due placche.

Esiste una sola grande faglia responsabile del terremoto del 1908?

Uno dei risultati più significativi dello studio è la conferma che nello Stretto non è presente un’unica “grande spaccatura”, ma un mosaico di faglie interconnesse.

Le nuove immagini sismiche del fondale marino mostrano scarpate morfologiche, dislocazioni nei sedimenti recenti e strutture attive sia a terra sia sotto il mare. Queste faglie si muovono in modo coordinato, adattandosi l’una all’altra lungo segmenti orientati prevalentemente NE–SW.

L’epicentro del sisma del 1908 si inserisce in questo sistema articolato di strutture, suggerendo che l’evento storico sia stato generato dall’attivazione di uno o più segmenti di questo complesso reticolo tettonico.

Qual è la situazione della sismicità attuale?

Negli ultimi trent’anni la rete di monitoraggio dell’INGV e le stazioni sottomarine hanno registrato prevalentemente terremoti di bassa e media magnitudo. Alcuni eventi si sono presentati in forma di sequenze sismiche, localizzate spesso in prossimità dell’area epicentrale del 1908.

I meccanismi focali analizzati risultano coerenti con il quadro strutturale delineato: piccoli segmenti di faglia attivi a profondità comprese tra 4 e 12 chilometri.

Questi dati confermano una sismicità persistente, seppur di energia moderata, coerente con l’evoluzione geodinamica dell’area.

Perché questi risultati sono cruciali per la valutazione del rischio sismico?

Comprendere la geometria e il comportamento delle faglie attive dello Stretto di Messina è fondamentale per migliorare i modelli di pericolosità sismica, specialmente in un territorio densamente popolato e infrastrutturato.

Lo studio dimostra che la sismicità superficiale rappresenta la manifestazione di processi profondi legati alla subduzione della placca ionica. L’integrazione tra dati sismologici, geofisici e morfologici fornisce un quadro più coerente della dinamica crostale e costituisce una base solida per future analisi sulla prevenzione sismica e sulla pianificazione territoriale.

Lo Stretto di Messina non è soltanto un confine geografico tra due regioni italiane, ma un sistema tettonico attivo in continua evoluzione. La comprensione dei suoi meccanismi profondi rappresenta un passaggio chiave per affinare le strategie di monitoraggio e rafforzare la cultura della sicurezza in un’area ad alta esposizione al rischio.