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Pensioni 2029: Rischio aumento età e contributi di 3 mesi Istat

| 23 Gennaio 2026

Dal 2029 pensioni più lontane: età e contributi potrebbero aumentare di 3 mesi secondo Istat e Ragioneria dello Stato.


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  • Si andrà in pensione più tardi dal 2029?
  • Età pensionabile in aumento?
  • Serviranno più contributi?
  • Cosa dice Istat? Chi sarà penalizzato?

Pensioni, dal 2029 serviranno tre mesi in più per andare in pensione?

Dal 2029 potrebbe essere necessario andare in pensione più tardi, con un aumento di tre mesi dei requisiti anagrafici e contributivi. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento della Ragioneria Generale dello Stato contenuto nel Rapporto 2025 sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario, citato da Il Sole 24 Ore.

Secondo le stime, l’adeguamento sarebbe legato all’aspettativa di vita e allo scenario demografico Istat, in linea con il meccanismo automatico previsto dalla normativa vigente.


Quali sono oggi i requisiti per la pensione di vecchiaia e anticipata?

Attualmente, i requisiti per l’accesso alla pensione in Italia sono i seguenti:

Questi parametri sono soggetti a revisioni periodiche sulla base dei dati ufficiali dell’Istat.


Come cambierebbero i requisiti pensionistici dal 2029?

Dal 2029, secondo lo scenario delineato dalla Ragioneria dello Stato, i requisiti potrebbero salire a:

  • 67 anni e 6 mesi per la pensione di vecchiaia
  • 43 anni e 4 mesi di contributi per la pensione anticipata
    (un anno in meno per le donne)

L’incremento sarebbe pari a tre mesi rispetto ai requisiti attuali e si inserirebbe nel quadro degli adeguamenti alla speranza di vita.


Sono previsti ulteriori aumenti dopo il 2029?

Sì. Le proiezioni indicano che il meccanismo di adeguamento non si fermerebbe al 2029. In base allo scenario demografico Istat:

  • Dal 2031 potrebbe aggiungersi un ulteriore aumento di due mesi
  • La pensione di vecchiaia arriverebbe a 67 anni e 8 mesi
  • La pensione anticipata salirebbe a 43 anni e 6 mesi di contributi

Nel lungo periodo, l’impatto sarebbe ancora più rilevante.


Quanto potrebbe aumentare l’età pensionabile entro il 2040 e il 2050?

Secondo il Rapporto della Ragioneria Generale dello Stato:

  • Nel 2040 l’aumento cumulato potrebbe raggiungere un anno e due mesi
    • 68 anni e 2 mesi per la pensione di vecchiaia
    • 44 anni di contributi per la pensione anticipata
  • Nel 2050
    • Età pensionabile a 69 anni
    • 44 anni e 10 mesi di contributi per la pensione anticipata

Numeri che confermano una tendenza strutturale all’innalzamento dei requisiti pensionistici.


Cosa sostiene la Cgil sull’aumento dei requisiti pensionistici?

La Cgil esprime una posizione fortemente critica. Secondo la segretaria confederale Lara Ghiglione, la legge di Bilancio avrebbe già certificato un aumento di tre mesi dal 2028, ma le nuove stime indicano che dal 2029 l’aumento complessivo sarà di sei mesi.

Per il sindacato, i dati ufficiali dimostrano che l’obiettivo dei 41 anni di contributi per tutti è sempre più distante e irraggiungibile per milioni di lavoratori, soprattutto in un contesto segnato da precarietà, discontinuità lavorativa, bassi salari e lavoro povero.


Perché la Cgil chiede di fermare il meccanismo legato all’aspettativa di vita?

Secondo Ghiglione, è necessario bloccare per legge il meccanismo automatico che lega l’età pensionabile alla speranza di vita e aprire un confronto su una riforma delle pensioni che garantisca:

  • Flessibilità in uscita
  • Pensioni dignitose
  • Tutela dei lavori gravosi
  • Maggiore attenzione a giovani e donne

La Cgil denuncia anche il taglio delle risorse destinate ai lavori usuranti e ai lavoratori precoci, considerandolo un segnale di una politica che continua a fare cassa sul sistema pensionistico.


Gli aumenti delle pensioni sono già definiti o possono cambiare?

La Ragioneria dello Stato precisa che le stime si basano su proiezioni demografiche e che gli adeguamenti effettivi saranno applicati solo sulla base dei dati Istat accertati a consuntivo.

Questo significa che gli aumenti non sono automatici, ma restano vincolati all’evoluzione reale dell’aspettativa di vita, lasciando aperto il dibattito politico e sindacale sulla riforma del sistema pensionistico italiano.