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Robot Marino entra in un Uragano di categoria 5: svolta meteo UK

| 21 Gennaio 2026

Un robot marino britannico entra in un uragano di categoria 5 e invia dati in tempo reale: cambia la ricerca meteo e la previsione dei fenomeni estremi.


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  • Come può un robot entrare in un uragano di categoria 5?
  • Quali dati raccoglie?
  • Perché cambia le previsioni meteo globali?

Come il Regno Unito ha inviato un robot marino autonomo dentro un uragano di categoria 5?

Il Regno Unito ha segnato un punto di svolta nella ricerca meteorologica avanzata schierando un robot marino autonomo capace di entrare deliberatamente in un uragano di categoria 5 e trasmettere dati in tempo reale dall’interno del fenomeno.
L’operazione, condotta in collaborazione con la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), inaugura una nuova fase nella osservazione oceanica estrema.

A differenza delle tradizionali misurazioni satellitari indirette, questa missione ha permesso di raccogliere informazioni dirette e continue dal cuore della tempesta, accettando il rischio concreto che il dispositivo potesse non sopravvivere.


Perché l’invio di un robot in un uragano rappresenta una svolta scientifica?

La manovra ha previsto il lancio intenzionale di un veicolo marino senza equipaggio verso una delle tempeste più violente mai registrate in mare aperto.
L’obiettivo era colmare un limite storico della meteorologia operativa: la scarsità di dati oceanici affidabili raccolti in condizioni estreme.

Questa tecnologia consente di osservare vento, onde, pressione e parametri ambientali direttamente all’interno dell’uragano, migliorando la qualità dei modelli previsionali e riducendo le incertezze nelle stime di intensità.


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Robot marino autonomo C-Stars impegnato nella raccolta dati all’interno di un uragano di categoria 5.

Chi ha sviluppato i robot marini autonomi utilizzati nella missione?

L’iniziativa nasce da Oshen, azienda britannica specializzata in robotica oceanica, fondata dall’ingegnera Anahita Laverack.
I primi progetti dell’azienda, legati al Microtransat Challenge, hanno evidenziato che il vero problema non era la progettazione meccanica, ma la mancanza di dati reali e continui sul comportamento dell’oceano in condizioni estreme.

Da questa consapevolezza è partita la progettazione di piattaforme capaci di operare dove le tecnologie tradizionali falliscono.


Cosa sono i C-Stars e perché sono adatti all’oceano estremo?

I C-Stars sono robot a vela autonomi di piccole dimensioni, progettati per resistere a mareggiate violente, venti estremi e onde anomale.
Il loro design punta su tre elementi chiave: durabilità, basso costo e autonomia prolungata.

Queste unità possono navigare fino a 100 giorni consecutivi senza supporto umano e operare in sciami coordinati, coprendo vaste aree di oceano aperto. Anche in presenza di condizioni marine proibitive, continuano a raccogliere e trasmettere dati ambientali critici.


Come si è svolta la missione NOAA nel 2025?

Dopo una serie di test operativi sul campo, la NOAA ha affidato a Oshen una missione senza precedenti nel 2025.
Cinque unità C-Stars sono state posizionate lungo la traiettoria dell’uragano Humberto, uno dei sistemi tropicali più intensi osservati.

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Monitoraggio meteo estremo: un robot oceanico trasmette dati in tempo reale dal cuore della tempesta.

Diversi robot sono riusciti a sopravvivere all’impatto e a inviare misurazioni dall’interno dell’uragano, fornendo un flusso di dati mai ottenuto prima in modo così diretto.


Qual è l’impatto dei dati raccolti sui modelli meteo e climatici?

Le informazioni ottenute permettono di raffinare i modelli di previsione meteorologica, migliorando la comprensione della dinamica degli uragani più potenti.
Questi dati sono fondamentali per analizzare la relazione tra oceano, atmosfera e cambiamento climatico, soprattutto in uno scenario di eventi estremi sempre più frequenti.

Una previsione più accurata significa anche maggiore sicurezza per le popolazioni costiere e una migliore pianificazione delle emergenze.


Perché questi robot interessano anche governi e difesa?

Il successo della missione ha attirato l’attenzione di enti pubblici, istituzioni scientifiche e settori della difesa.
Essendo robot sacrificabili, eliminano il rischio umano e aprono nuove possibilità per la sorveglianza oceanica, la raccolta dati strategica e il monitoraggio di aree difficilmente accessibili.

Questo interesse ha spinto Oshen ad avviare una fase di espansione operativa a partire da Plymouth, rafforzando il ruolo del Regno Unito come protagonista nella tecnologia marittima autonoma e nella ricerca meteo-climatica di frontiera.


Perché questa missione segna una nuova era per la meteorologia moderna?

L’ingresso di robot marini autonomi all’interno di uragani di categoria 5 rappresenta un cambio di paradigma.
Per la prima volta, la scienza del clima dispone di strumenti capaci di osservare direttamente i fenomeni più estremi, in modo continuativo, sicuro ed economicamente sostenibile.

Un passo decisivo verso una meteorologia più precisa, una comprensione più profonda degli oceani e una gestione più efficace dei rischi climatici globali.