
- La cucina italiana diventerà patrimonio UNESCO?
- Cosa ha deciso l’ONU?
- Quando arriverà la decisione finale sul riconoscimento mondiale?
L’UNESCO dà il primo via libera: la cucina italiana verso la Lista del patrimonio culturale immateriale
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ha reso pubblica la valutazione tecnica del dossier con cui l’Italia ha candidato la cucina italiana. Secondo il parere degli esperti dell’UNESCO, la candidatura merita l’iscrizione nella Lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità: si tratta del primo e decisivo parere tecnico che precede la decisione politica del Comitato intergovernativo, prevista durante la sessione in India, dall’8 al 13 dicembre.
Valutazione tecnica: cosa ha detto l’UNESCO
La valutazione degli esperti ha riconosciuto nel dossier presentato non solo i singoli piatti, ma un sistema culturale fatto di pratiche alimentari, rituali conviviali, saperi locali e rapporti con la biodiversità. Gli specialisti hanno apprezzato l’attenzione alla trasmissione intergenerazionale, al ruolo del territorio e alla varietà regionale come elementi che rendono la candidatura coerente con i criteri della Convenzione per il patrimonio immateriale.

Cosa include la candidatura
La candidatura non vuole premiare ricette singole ma descrive la cucina italiana come un insieme di pratiche:
- la cura della materia prima e i mercati locali;
- il rito del pasto familiare e comunitario;
- le tecniche di conservazione e trasformazione tradizionali;
- la trasmissione orale e pratica delle conoscenze gastronomiche.
Prossime tappe: la decisione politica
Dopo il parere tecnico favorevole, la palla passa al Comitato intergovernativo dell’UNESCO, che si riunirà in sessione politica per decidere sull’iscrizione definitiva. Tale organismo valuta aspetti politici e di rappresentanza internazionale e pronuncerà la decisione finale che potrà confermare o meno il suggerimento tecnico.
Impatti attesi in caso di iscrizione
L’iscrizione nella Lista del patrimonio culturale immateriale comporterebbe:
- riconoscimento internazionale del valore culturale della cucina italiana;
- maggiore protezione e promozione delle pratiche gastronomiche locali;
- impulso alle politiche di tutela della biodiversità e ai prodotti DOP/IGP;
- benefici in termini di valorizzazione turistica e di immagine del Made in Italy alimentare.

Limiti e chiarimenti: cosa non cambierebbe
L’eventuale iscrizione non equivale a un riconoscimento di singoli piatti come patrimonio autonomo né conferisce diritti esclusivi su ricette. Inoltre, il provvedimento mira a preservare pratiche vive e condivise: senza continuità nella trasmissione e nelle comunità locali il riconoscimento perderebbe senso.
Perché questa candidatura è significativa
La proposta italiana amplia la nozione di tutela culturale: sposta l’attenzione dal prodotto al contesto sociale — il rito della condivisione, la rete dei produttori, la conoscenza dei territori. Se approvata, la candidatura sancirebbe l’importanza del cibo come patrimonio collettivo e strumento di sviluppo sostenibile.
Cosa seguire ora
Nei giorni successivi al pronunciamento tecnico saranno monitorati gli sviluppi presso il Comitato intergovernativo. La decisione finale, prevista nella sessione in India dall’8 al 13 dicembre, determinerà se la cucina italiana otterrà l’iscrizione ufficiale nella Lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.