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Bolla IA: quanto devono guadagnare le aziende entro il 2030?

| 6 Dicembre 2025

Quanto devono guadagnare le aziende di IA entro il 2030? Analisi su abbonamenti, pubblicità, rischio bolla e conseguenze economiche globali.


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  • La bolla dell’IA esploderà?
  • Chi pagherà per i servizi?
  • Quali effetti avrà su PIL, mercato azionario e commercio globale?

Quanto dovranno guadagnare le aziende di IA entro il 2030?

Secondo i calcoli di JPMorgan, per ottenere un ritorno del 10% sui propri investimenti entro il 2030 le aziende di intelligenza artificiale dovranno generare 650 miliardi di dollari l’anno. Una cifra enorme, che equivale a immaginare 1,4 miliardi di utenti di iPhone disposti a pagare 400 dollari all’anno per accedere ai modelli di IA. Possibile, ma tutt’altro che scontato.

Quanti utenti usano l’IA e quanti pagano davvero?

Oggi la IA generativa è utilizzata da circa 1,8 miliardi di persone nel mondo, ma solo il 3% — circa 54 milioni — paga un abbonamento. Esperti nel settore evidenziando una distanza importante tra utilizzo e monetizzazione.

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Previsioni sui guadagni delle aziende di IA entro il 2030 e scenari di sostenibilità.

ChatGPT può diventare davvero sostenibile?

OpenAI stima che entro il 2030 l’8,5% dei suoi utenti settimanali sarà abbonato a un piano premium. Su una base prevista di 2,6 miliardi di utenti, significherebbe 220 milioni di abbonati. Anche ipotizzando nuovi piani a prezzi diversi dagli attuali, la cifra potrebbe non essere sufficiente per garantire una reale redditività della piattaforma ChatGPT.

La pubblicità diventerà il nuovo motore di ricavi?

Nonostante Sam Altman avesse definito la pubblicità “l’ultima risorsa” per monetizzare, gli ultimi segnali indicano che gli annunci pubblicitari stanno per entrare stabilmente nell’esperienza utente. Una scelta che potrebbe cambiare profondamente il modello economico dei chatbot.

Gli utenti pagheranno davvero per usare la migliore IA?

La previsione di JPMorgan punta verso un futuro in cui miliardi di persone pagheranno cifre elevate per accedere ai servizi di IA più avanzati. I precedenti esistono: Apple ha 1 miliardo di abbonati ai propri servizi, Netflix 300 milioni, Spotify circa 280, mentre Google One ne conta 150 milioni. La domanda cruciale rimane: la IA sarà percepita come altrettanto utile e indispensabile da una platea così ampia?

La bolla dell’IA può esplodere?

Secondo The Economist, un possibile scoppio della bolla dell’IA non sorprenderebbe più nessuno. Tuttavia, non emerge un particolare allarme sulle conseguenze economiche: negli ultimi anni, infatti, l’economia globale ha assorbito shock significativi — dalla crisi energetica europea ai dazi USA — con una resilienza superiore alle attese.

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Rischi di una possibile bolla dell’IA e impatto sul commercio e sull’economia globale.

Quanto è vulnerabile il mercato attuale?

La vulnerabilità esiste: oggi le azioni rappresentano il 21% della ricchezza delle famiglie statunitensi, una quota persino superiore all’era della bolla dot-com. L’investimento in aziende di IA ha contribuito a circa metà dell’aumento del patrimonio nell’ultimo anno. Un eventuale crollo avrebbe quindi un impatto rilevante.

Una recessione è davvero possibile?

La popolazione statunitense ha guadagnato di più e risparmiato meno. Se la bolla esplodesse con dinamiche simili a quelle delle dot-com, The Economist stima un calo dell’8% della ricchezza netta e una contrazione dell’1,6% del PIL USA: abbastanza da innescare una recessione.

Perché questa recessione potrebbe essere meno profonda delle precedenti?

La differenza rispetto agli anni 2000 è che la crisi nascerebbe principalmente nei mercati finanziari. Ciò offrirebbe un margine di manovra maggiore: le banche centrali potrebbero ridurre i tassi d’interesse per sostenere i consumi, con effetti positivi ma anche rischi per le economie più fragili.

Che impatto avrebbe sull’economia globale?

Lo scoppio della bolla provocherebbe probabilmente una riorganizzazione dolorosa del commercio mondiale. Una minore domanda statunitense ridurrebbe il deficit commerciale USA, ma aumenterebbe l’eccesso di capacità produttiva in Cina. Incapace di esportare come prima verso gli Stati Uniti, Pechino spingerebbe verso Europa e Asia, alimentando nuove forme di protezionismo. Il mondo sembra prepararsi alla caduta delle borse, molto meno alle dinamiche economiche e geopolitiche che potrebbero seguirne.