
- È davvero possibile un rene compatibile con tutti i gruppi sanguigni?
- Come cambieranno i trapianti d’organo dopo questa scoperta rivoluzionaria?
Scienziati creano un rene “universale”: una scoperta rivoluzionaria per i trapianti d’organo
Un team di ricercatori canadesi e cinesi ha raggiunto un traguardo straordinario nella medicina dei trapianti: la creazione di un rene “universale”, compatibile con tutti i gruppi sanguigni. Questo risultato, descritto in un comunicato ufficiale dell’Università della Columbia Britannica (UBC) in Canada, rappresenta un potenziale punto di svolta nella lotta contro la carenza globale di organi donati, che ogni anno causa migliaia di decessi in lista d’attesa.
Un’innovazione che potrebbe salvare milioni di vite
Attualmente, la compatibilità tra donatore e ricevente rappresenta uno dei principali ostacoli nei trapianti di rene. Ogni anno, migliaia di pazienti con insufficienza renale cronica restano in attesa di un organo compatibile, spesso per periodi che superano i cinque anni. La compatibilità è determinata principalmente dal gruppo sanguigno: il sistema immunitario dei riceventi tende a rigettare gli organi provenienti da donatori con antigeni diversi, producendo anticorpi che distruggono il nuovo tessuto.
Le persone con gruppo sanguigno O sono considerate donatori universali, poiché i loro globuli rossi non contengono antigeni A o B. Tuttavia, la disponibilità di organi di tipo O è limitata, creando un forte squilibrio tra domanda e offerta.
La possibilità di convertire qualsiasi organo in tipo O apre quindi la strada a una nuova era per i trapianti, in cui la compatibilità sanguigna non sarebbe più un vincolo.
Come è stato creato il primo rene “universale”
Il gruppo di ricerca, composto da scienziati dell’Università della Columbia Britannica e dell’Istituto di Trapiantologia di Chongqing in Cina, ha sviluppato un metodo basato sull’uso di enzimi specializzati. Questi enzimi agiscono come “forbici molecolari”, rimuovendo gli antigeni A dalla superficie delle cellule di un rene donato.
Il risultato è un organo trasformato in tipo O, privo cioè degli antigeni responsabili del rigetto immunitario. Tale processo è stato testato su un rene proveniente da un donatore deceduto, che è poi stato trapiantato in un paziente di 68 anni in morte cerebrale, con il consenso della famiglia.
Secondo quanto riportato dalla prestigiosa rivista scientifica Nature, il rene modificato ha iniziato a funzionare immediatamente dopo il trapianto, filtrando il sangue e producendo urina normalmente.
Un trapianto sperimentale senza rigetto
Per due giorni, il rene ha mostrato piena funzionalità, senza alcun segno di rigetto. Al terzo giorno, i ricercatori hanno osservato la ricomparsa di alcuni antigeni di tipo A, che hanno provocato una reazione immunitaria lieve. Tuttavia, l’entità del danno è risultata notevolmente inferiore rispetto ai casi di incompatibilità completa.
Il professor Stephen Withers, biochimico e coautore dello studio, ha dichiarato:
“È la prima volta che osserviamo questo fenomeno in un modello umano. Ci offre informazioni preziose su come migliorare la tolleranza immunitaria e prolungare la sopravvivenza degli organi trapiantati”.
Implicazioni per la medicina dei trapianti
La prospettiva di creare organi universalmente compatibili potrebbe rivoluzionare i sistemi sanitari di tutto il mondo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre un milione di persone soffre di insufficienza renale terminale, ma meno del 10% riesce a ricevere un trapianto.
La possibilità di utilizzare qualsiasi rene disponibile, indipendentemente dal gruppo sanguigno, ridurrebbe drasticamente i tempi di attesa e aumenterebbe il numero di trapianti riusciti. Inoltre, potrebbe migliorare l’equità nell’accesso alle cure, poiché oggi la compatibilità sanguigna limita le opzioni di molti pazienti, specialmente in regioni con pochi donatori.
I prossimi passi: verso i trial clinici su pazienti vivi
Il team di ricerca è ora in attesa dell’approvazione delle autorità regolatorie per avviare trial clinici pilota su pazienti vivi. Questi studi avranno lo scopo di confermare la sicurezza e l’efficacia del metodo nel lungo periodo.
Se i risultati saranno positivi, la tecnica potrà essere estesa ad altri organi vitali — come cuore, fegato e polmoni — aprendo la strada a una nuova frontiera della medicina rigenerativa.
“Il nostro obiettivo è ridurre drasticamente le morti in lista d’attesa”, ha concluso Withers. “Un rene universale significherebbe un trapianto per ogni paziente, senza più barriere di gruppo sanguigno”.
Un futuro senza barriere per i trapianti
La creazione del rene universale rappresenta uno dei progressi più promettenti nella scienza medica degli ultimi anni. Oltre a migliorare la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti, questa scoperta apre prospettive concrete per la bioingegneria degli organi umani e la medicina personalizzata.
Gli esperti prevedono che, con ulteriori sviluppi, il metodo potrà essere combinato con tecniche di stampa 3D di tessuti e terapie genetiche, rendendo possibile la produzione di organi su misura per ciascun paziente.
In un futuro non troppo lontano, il sogno di una compatibilità universale nei trapianti potrebbe diventare una realtà salvavita.
Foto di copertina: Il rene, prima del trapianto, in un dispositivo di perfusione che viene utilizzato per far circolare una soluzione contenente gli enzimi “convertitori” – Natura Ingegneria Biomedica.