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Memoria misurata dagli occhi: I movimenti oculari rivelano ricordi nascosti

| 20 Settembre 2025

Scienziati di Tel Aviv misurano la memoria osservando i movimenti oculari, anche in bambini, pazienti con lesioni cerebrali o animali.


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  • Come si può misurare la memoria senza domande?
  • È possibile leggere i ricordi dagli occhi?
  • Funziona anche con bambini e pazienti non verbali?

Scienziati di Tel Aviv misurano la memoria senza domande dirette

Un team di ricercatori della Tel Aviv University e del Tel Aviv Sourasky Medical Center (“Ichilov”) ha sviluppato un metodo innovativo per valutare la memoria dei soggetti semplicemente osservando i loro movimenti oculari mentre guardano video animati.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Communications Psychology,  ha dimostrato che le persone ricordano in realtà più di quanto riferiscono verbalmente. Questo approccio può essere applicato anche a soggetti che non possono parlare, come bambini, pazienti con lesioni cerebrali o persino animali.

La memoria misurata attraverso lo sguardo

“La memoria viene di solito testata attraverso domande dirette, con i soggetti che riferiscono verbalmente se ricordano un evento”, spiega il Dr. Flavio Schmidig, attualmente impegnato in ricerca post-dottorale nel laboratorio del Prof. Yuval Nir.

“Ad esempio, a un soggetto può essere mostrata un’immagine e chiesto se l’ha vista prima. Questo tipo di test non può essere effettuato su animali, neonati, pazienti con Alzheimer avanzato o persone con traumi cranici che non possono parlare. Il nostro obiettivo era valutare la memoria in modo più naturale, senza chiedere direttamente di ricordare.”

Il metodo sperimentale

Nel corso dello studio, 145 soggetti sani hanno guardato video animati appositamente creati contenenti eventi sorprendenti, come un topo che salta improvvisamente dall’angolo del video.

Tracciando i movimenti oculari durante due visioni dello stesso filmato, i ricercatori hanno osservato che, durante la seconda visione, gli sguardi dei partecipanti si spostavano verso l’area dove l’evento sorprendente stava per verificarsi.

Il confronto tra i dati oculari e le risposte verbali sulla memoria ha rivelato che la direzione dello sguardo era spesso un indicatore più preciso: in alcuni casi, i soggetti affermavano di non ricordare il topo, ma il loro sguardo dimostrava il contrario.

Il valore dei movimenti oculari come indicatore di memoria

“Lo studio dimostra che il tracciamento oculare può rappresentare un’alternativa efficace alle domande verbali come ‘Ricordi questo?’”, afferma Daniel Yamin.

“In una serie di esperimenti, abbiamo dimostrato che la direzione dello sguardo è un indicatore molto sensibile della memoria. Anche quando i soggetti dichiaravano di non ricordare, i loro movimenti oculari mostravano il contrario. Questo significa che a volte le persone ricordano ma non riescono a verbalizzare il ricordo.”

Applicazioni future con l’intelligenza artificiale

“Utilizzando tecniche di AI e machine learning, è possibile determinare automaticamente, in pochi secondi di tracciamento oculare, se qualcuno ha già visto un video e ha formato un ricordo”, spiega il Dr. Omer Sharon.

“Quando chiediamo a qualcuno se ricorda, le risposte possono variare: sì, no, non sono sicuro, ecc. Ma osservando lo sguardo verso sinistra per un ricordo vago di un evento imminente, possiamo rilevare sfumature più precise. Abbiamo ora uno strumento per valutare in maniera naturale la presenza della memoria.”

Un metodo innovativo per soggetti non verbali

“Questa scoperta è particolarmente rilevante quando non è possibile ottenere risposte verbali sulla memoria”, aggiunge il Prof. Yuval Nir, supervisore dello studio.

“In futuro, questo metodo potrebbe essere utilizzato per misurare le funzioni mnemoniche nei neonati, nei pazienti con Alzheimer o nelle persone con lesioni cerebrali che hanno perso la capacità di parlare.”

In conclusione:

“La direzione dello sguardo può essere rilevata semplicemente con la fotocamera di un laptop o di uno smartphone durante la visione di un video, senza la necessità di apparecchiature complesse. Questa metodologia apre nuove possibilità per identificare ricordi anche in contesti finora irraggiungibili per scienziati e clinici.”