Vai al contenuto

Buon viaggio John Gurdon, il Nobel che ha cambiato la clonazione

| 11 Ottobre 2025

È morto John Gurdon, lo scienziato che ha rivoluzionato la clonazione e la biologia moderna, ispirando generazioni di ricercatori.


john gurdon nobel clonazione

  • Chi era John Gurdon? Come ha cambiato la clonazione?
  • Perché la sua scoperta è ancora oggi così importante per la biologia moderna?

È morto John Gurdon, il Nobel che ha riscritto la storia della clonazione

Il pioniere della clonazione cellulare e della riproduzione genetica è scomparso a 92 anni. La sua ricerca ha rivoluzionato la biologia moderna e ispirato generazioni di scienziati.

Dallo studente “inadatto” al premio Nobel

Sir John Gurdon nacque a Surrey, nel sud dell’Inghilterra, e mostrò fin da giovane un profondo interesse per la natura e per le scienze biologiche. Nonostante questo, un rapporto del suo tutore al prestigioso collegio di Eton lo giudicò “inadatto alla biologia” e lo collocò all’ultimo posto della classe. Secondo quella previsione, “studiare scienze sarebbe stato una perdita di tempo”.

Ma Gurdon non si arrese. Con il sostegno della madre e una determinazione ferrea, entrò alla Università di Oxford, dove si laureò in zoologia. Dopo un primo rifiuto nell’ambito dell’entomologia, trovò la sua strada grazie all’incontro con Michael Fishberg, biologo russo che lo introdusse nel mondo dell’embriologia.

La domanda che cambiò la biologia: il tempo biologico è reversibile?

Il giovane ricercatore si pose una domanda radicale: le cellule specializzate possono tornare al loro stato originario? In altre parole, è possibile clonare un organismo a partire da una cellula adulta?

Negli anni Cinquanta, due scienziati americani, Robert Briggs e Thomas King, avevano dimostrato che i nuclei di cellule embrionali di rana potevano generare nuovi organismi, ma quelli di cellule più mature no. Sembrava che la differenziazione cellulare fosse un processo irreversibile.

john gurdon cambridge laboratorio
Sir John Gurdon nel suo laboratorio di Cambridge, pioniere della clonazione cellulare.

Il successo con i sapos di Xenopus laevis

A soli 23 anni, Gurdon decise di replicare e superare quegli esperimenti. Cambiò specie — dalla rana al sapo Xenopus laevis — e sviluppò tecniche di manipolazione nucleare innovative. Dopo anni di tentativi, nel 1958 riuscì a ottenere renacuajos clonati da cellule di embrioni tardivi.

Poco dopo, utilizzando nuclei di cellule intestinali di un giovane anfibio, ottenne sapos adulti e fertili: la prima prova concreta che il tempo biologico è reversibile. La sua scoperta aprì la strada alla biologia della clonazione e alla successiva riprogrammazione genetica.

Da Cambridge alla rivoluzione delle cellule staminali

Dal 1972, Gurdon lavorò a Cambridge, dove contribuì a rendere Xenopus un modello essenziale per la biologia molecolare. Nel 1991 fondò il Wellcome-CRC Institute of Developmental Biology, oggi noto come Gurdon Institute, centro di riferimento mondiale per lo studio della biologia dello sviluppo.

Per anni il suo lavoro restò confinato ai laboratori, finché nel 1996 la nascita della pecora Dolly, il primo mammifero clonato da una cellula adulta, riportò l’attenzione sulla sua ricerca. L’esperimento scozzese si basava proprio sui principi che Gurdon aveva dimostrato decenni prima.

john gurdon biologia sviluppo
Il biologo John Gurdon, premio Nobel, ha aperto la strada alla riprogrammazione genetica.

Il Nobel e l’eredità scientifica

Nel 2012, il Premio Nobel per la Fisiologia o Medicina venne assegnato congiuntamente a Gurdon e al giapponese Shinya Yamanaka, che aveva scoperto come riprogrammare chimicamente cellule adulte umane. Quei risultati confermavano, a distanza di mezzo secolo, le intuizioni di Gurdon: la vita può essere “riavvolta” e la giovinezza cellulare può essere recuperata.

Uno scienziato umile e curioso

Nonostante il successo, John Gurdon rimase un uomo di straordinaria semplicità. Nelle conferenze preferiva sedersi tra gli studenti, conversare con loro e incoraggiarli a fare domande. A Cambridge arrivava ogni giorno in bicicletta o con una Lotus rossa, portando con sé un vecchio borsone pieno di appunti.

Amava la natura, la fotografia di farfalle e le avventure nei boschi e nei deserti, da cui spesso tornava con nuovi esemplari o con storie di esplorazioni ardite. Anche dopo aver ricevuto il Nobel, continuò a lavorare al microscopio, fino alla pandemia.

Il valore delle domande nella scienza

Chi lo ha conosciuto lo descrive come un pensatore socratico, capace di smontare qualsiasi certezza con domande semplici ma decisive. “Un vero scienziato deve sempre avere domande”, ripeteva spesso.

Il suo insegnamento più grande è forse questo: in un’epoca di dati e tecnologia, la scienza resta un atto umano, fatto di curiosità, intuizione e domande giuste.

Sir John Gurdon ci lascia un’eredità di conoscenza e un invito a guardare alla biologia non come a un limite, ma come a una storia reversibile che possiamo ancora imparare a riscrivere.