
- Come l’invecchiamento influisce sulla salute?
- Quali geni sono coinvolti?
- Scopri come la ricerca genetica potrebbe rivoluzionare il trattamento dell’invecchiamento.
Un ampio studio genetico ha identificato oltre 400 geni responsabili di diverse forme di invecchiamento malsano, come il declino cognitivo e i problemi metabolici. I risultati dimostrano che la fragilità non è una singola condizione, ma un insieme di sottotipi con percorsi biologici distinti.
Queste scoperte spiegano perché alcune persone invecchiano con maggiore resilienza, mentre altre affrontano malattie e declino precoce. Secondo i ricercatori, i risultati potrebbero guidare trattamenti personalizzati e portarci più vicino a terapie in grado di intervenire sull’invecchiamento alla sua radice.
Scoperta dei geni legati all’invecchiamento
Un team internazionale di ricercatori ha individuato 408 geni legati alla fragilità, un numero significativamente maggiore rispetto ai 37 geni precedentemente conosciuti. Questo studio ha esplorato i vari sottotipi di invecchiamento malsano, che vanno dal declino cognitivo a problemi metabolici, fino all’isolamento sociale.
La fragilità come condizione multifattoriale
La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Genetics, ha esaminato la fragilità, un concetto che descrive il declino fisiologico multiorgano che spesso accompagna l’invecchiamento. Più del 40% degli adulti sopra i 65 anni negli Stati Uniti è considerato fragile. Tradizionalmente, i medici valutano la fragilità utilizzando un indice di 30 punti che considera parametri come la velocità di cammino, la forza di presa, il numero di malattie diagnosticate e l’attività sociale.
Tuttavia, il problema riscontrato è che due persone con lo stesso punteggio elevato di fragilità potrebbero avere condizioni molto diverse: una potrebbe essere mentalmente lucida ma avere difficoltà a camminare, mentre l’altra potrebbe essere in buona salute fisica ma soffrire di problemi cognitivi. Questa mancanza di distinzione rende difficile per i medici fare diagnosi accurate e per i ricercatori individuare le cause biologiche dell’invecchiamento malsano.
I sottotipi dell’invecchiamento malsano
Secondo il professor Kenneth Rockwood, esperto di fragilità all’Università di Dalhousie in Canada, l’invecchiamento non è un fenomeno uniforme: esistono molteplici modalità di fragilità. La domanda che si pongono gli scienziati è: quali sono i geni coinvolti?
Per rispondere a questa domanda, il team di ricerca ha condotto uno studio di associazione su larga scala, analizzando il DNA e le informazioni sanitarie di centinaia di migliaia di partecipanti al UK Biobank e a altri database pubblici. I ricercatori hanno identificato ben 408 geni associati alla fragilità e all’invecchiamento accelerato, un numero che rappresenta un notevole incremento rispetto ai 37 geni precedentemente conosciuti.
Alcuni di questi geni sono fortemente legati a sottotipi specifici di invecchiamento malsano, tra cui: disabilità, declino cognitivo, problemi metabolici, multiple malattie, stili di vita poco sani e isolamento sociale.
Ad esempio, il gene SP1, legato alla funzione immunitaria e alla malattia di Alzheimer, è stato associato al sottotipo del declino cognitivo, mentre il gene FTO, noto per essere coinvolto nell’obesità, è stato correlato a diverse categorie di invecchiamento malsano.
Le implicazioni terapeutiche della ricerca
Questo studio fornisce nuove informazioni che potrebbero portare a trattamenti mirati per i vari tipi di invecchiamento. Come sottolinea Andrew Grotzinger, professore assistente di psicologia e neuroscienze all’Università del Colorado, l’approccio futuro non sarà quello di trovare una singola pillola anti-invecchiamento, ma piuttosto trattamenti specifici per affrontare i diversi sottotipi di invecchiamento, a seconda dei geni coinvolti.

Trattamenti personalizzati per l’invecchiamento
Gli autori dello studio suggeriscono che le misurazioni della fragilità, che appaiono molto prima che si manifestino malattie specifiche, dovrebbero essere estese per includere anche i sei sottotipi identificati. In questo modo, una persona diagnosticata come fragile cognitivamente potrebbe essere indirizzata a terapie per prevenire la demenza, mentre un altro individuo con fragilità metabolica potrebbe intraprendere azioni per prevenire malattie come il diabete o le patologie cardiovascolari.
Isabelle Foote, prima autrice dello studio e ricercatrice post-dottorato presso l’Istituto per la genetica comportamentale dell’Università del Colorado, prevede che un giorno le persone potrebbero ricevere un punteggio di rischio poligenico, un’indicazione più dettagliata su quale tipo di invecchiamento malsano potrebbe essere più probabile per loro.
Il futuro della medicina contro l’invecchiamento
Il sogno di una pillola anti-invecchiamento universale sembra ancora lontano. Tuttavia, potrebbero esserci pillole specifiche per trattare differenti problemi metabolici legati all’età, o per affrontare vari disturbi cognitivi. Sebbene questa non sembri essere la panacea universale per tutte le malattie legate all’invecchiamento, potrebbe comunque segnare un passo importante verso terapie più mirate.
Come afferma Grotzinger, la vera sfida sarà quella di individuare i percorsi molecolari che alimentano l’invecchiamento stesso, per sviluppare trattamenti in grado di rallentarlo o invertirlo.
La lotta contro l’invecchiamento parte dalla genetica
La ricerca ha identificato oltre 400 geni legati alla fragilità, aprendo la strada a nuove strategie terapeutiche per trattare i vari sottotipi di invecchiamento. Sebbene non esista ancora una soluzione unica per tutte le problematiche legate all’età, i progressi ottenuti potrebbero portare a trattamenti più efficaci e personalizzati, migliorando la qualità della vita nelle persone anziane e rallentando i processi degenerativi legati all’età.