
- Il caffè napoletano è davvero di qualità?
- Cosa dicono le ricerche?
- È tempo di cambiare?
- Tradizione o innovazione per l’espresso italiano?
Caffè a Napoli: qualità o tradizione? Il dibattito acceso sull’espresso italiano
In Italia, il caffè è molto più di una semplice bevanda: è un rituale quotidiano, un simbolo culturale, un’esperienza condivisa. Ma cosa succede quando la tradizione entra in conflitto con la qualità? Un’inchiesta del programma televisivo Report riaccende il dibattito sulla qualità del caffè a Napoli, una città storicamente considerata la patria dell’espresso.
Bar napoletani sotto accusa: chicchi troppo scuri e oleosi
Secondo Report, molti baristi napoletani scelgono miscele scure e oleose, perché incontrano il gusto dei clienti locali. Tuttavia, questa scelta non è esente da critiche: alcuni esperti di caffè sottolineano come l’olio in eccesso sui chicchi, una volta esposto all’aria, possa ossidarsi rapidamente, provocando un sapore rancido e compromettendo la qualità della bevanda.

Un’indagine condotta da Bargiornale nel 2019 aveva già sollevato la questione, documentando come il processo di ossidazione degli oli nei chicchi torrefatti scuri potesse alterare negativamente l’aroma e il gusto dell’espresso.
Cambiamenti culturali nel mondo del caffè italiano
Il confronto tra caffè tradizionale e nuove tendenze riflette anche un cambiamento più ampio nel panorama gastronomico italiano. Un articolo pubblicato nel 2020 da 2foodtrippers ha evidenziato come la terza ondata del caffè (Third Wave Coffee) stia influenzando anche l’Italia, proponendo metodi di estrazione innovativi e miscele più leggere e aromatiche, in netta contrapposizione con la tostatura scura preferita nella cultura partenopea.
Questa evoluzione apre interrogativi sul futuro del caffè espresso in Italia: si continuerà a seguire la via della tradizione o si abbracceranno standard qualitativi internazionali più rigorosi?
L’opinione degli esperti: conservazione e tostatura sotto esame
Uno studio dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) sottolinea come i sapori rancidi nel caffè siano spesso indice di cattiva conservazione o manipolazione impropria del prodotto. In particolare, i chicchi troppo tostati e lasciati esposti all’aria sviluppano componenti ossidate che riducono la qualità del caffè, contraddicendo l’idea diffusa che l’espresso italiano sia sempre sinonimo di eccellenza.

Qualità del caffè in Italia: tra percezione e realtà
Il caso napoletano mette in luce una discrepanza tra la percezione della qualità e gli effettivi standard tecnici. Mentre molti consumatori associano l’amarezza e l’intensità dei chicchi scuri alla “vera” esperienza italiana, gli esperti suggeriscono che il vero caffè di qualità dovrebbe essere bilanciato, privo di difetti ossidativi e preparato con chicchi ben conservati e tostati con cura.
Quale futuro per il caffè napoletano?
Il dibattito è aperto e rappresenta una sfida per i produttori, baristi e consumatori: mantenere viva la tradizione o aprirsi a un nuovo concetto di qualità del caffè? L’evoluzione del gusto, unita a una maggiore consapevolezza sulla materia prima e sulla preparazione, potrebbe portare a una nuova era per l’espresso italiano, più attenta non solo alla cultura, ma anche alla scienza del caffè.