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Woody Allen a 90 anni: vita, cinema e l’eredità di un autore unico

| 30 Novembre 2025

Il viaggio di Woody Allen tra fragilità, cinema, New York e un’eredità creativa che attraversa sessant’anni di film e domande sull’esistenza.


woody allen ritratto 90 anni

  • Chi è davvero Woody Allen?
  • Come nasce il suo stile unico?
  • Perché il suo cinema continua a dividere?
  • E quale eredità lascia oggi?

Chi è Woody Allen e perché la sua fragilità è diventata un linguaggio universale?

C’è un autore che ha trasformato la propria vulnerabilità in una forma d’arte e le nevrosi in un linguaggio condiviso. Woody Allen, novant’anni compiuti, resta una delle voci più riconoscibili del cinema contemporaneo. Ha costruito un immaginario dove timidezza, ironia e malinconia diventano strumenti per osservare le contraddizioni della vita moderna. Da oltre sessant’anni racconta l’esistenza umana alternando comicità e disincanto, jazz e filosofia, amori difficili e sensi di colpa.

Nato il 30 novembre 1935 (registrato il giorno successivo) come Allen Stewart Konigsberg, è considerato uno degli ultimi autori capaci di unire Bergman e Groucho Marx, Freud e Gershwin, senza mai perdere leggerezza e lucidità.

woody allen new york manhattan
Manhattan e oltre: il legame tra Woody Allen e New York che ha definito decenni di cinema.

Dove nasce il legame tra Woody Allen e New York?

Allen è nato a Brooklyn, nel cuore di una New York che è rimasta la sua musa assoluta. La città è il filo rosso della sua cinematografia. “Manhattan” (1979) non è solo un film: è un ritratto in bianco e nero di una metropoli che vive tra jazz, riflessi al neon, insicurezze e romanticismo. In questo paesaggio urbano Allen ambienta personaggi fragili, scrittori indecisi, relazioni complicate, specchio di una quotidianità attraversata da domande senza risposta.

Come nasce il comico Woody Allen prima del successo al cinema?

Prima del trionfo di “Io e Annie”, Allen ha percorso la strada della comicità di cabaret, scrivendo battute per la tv come un vero ghost writer dell’umorismo. Il suo debutto alla regia con “Prendi i soldi e scappa” (1969) apre una serie di film che uniscono satira, assurdo e riflessione esistenziale. Dagli esordi scanzonati come “Bananas”, “Il dormiglione” e “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso…”, fino alle commedie storiche e romantiche, Allen costruisce una formula che combina cultura alta, slapstick e filosofia.

Perché “Io e Annie” rappresenta una svolta?

Con “Io e Annie” (1977), che vince quattro Oscar, Allen trova la sua cifra definitiva. La commedia sentimentale diventa il luogo in cui analizzare la fragilità delle relazioni, l’intellettualismo newyorchese, l’impossibilità di amare senza interrogarsi. Diane Keaton diventa la sua musa e il suo cinema cambia passo: da comico brillante a autore completo, voce di una generazione disillusa ma ironica.

woody allen filmografia storia
Woody Allen, 90 anni: il regista newyorchese che ha trasformato la fragilità in una firma cinematografica.

Quali sono i temi centrali nella fase più matura della sua filmografia?

Negli anni successivi Allen esplora i grandi dilemmi esistenziali: la famiglia, la colpa, l’identità, il rapporto tra arte e vita. Con “Interiors” e “Settembre” guarda a Bergman; con “Stardust Memories” e “Zelig” indaga il ruolo dell’artista; con “La rosa purpurea del Cairo” riflette sul potere del cinema come fuga dalla realtà.

“Hannah e le sue sorelle” (1986) diventa uno dei suoi vertici: un racconto corale dove fragilità, gelosie e paure trovano conforto nella musica e nella risata. Un film manifesto della sua visione morale, in cui la leggerezza diventa una possibile via di salvezza.

Come evolve il suo cinema tra anni ’90 e Duemila?

Tra thriller morali e commedie sofisticate, Allen attraversa nuove fasi creative. Dirige titoli cupi come “Crimini e misfatti” e “Mariti e mogli”, alternandoli a opere leggere come “Pallottole su Broadway” o “La dea dell’amore”. Con il nuovo millennio si reinventa regista europeo grazie a film come “Match Point”, “Sogni e delitti”, “Vicky Cristina Barcelona”, “Midnight in Paris” e “To Rome with Love”. Al centro c’è sempre la stessa ossessione: il caso, il desiderio, la fragilità umana.

Quanto conta l’autobiografia nella costruzione del “personaggio Woody Allen”?

Allen ha trasformato se stesso in un archetipo: un uomo esile, nevrotico, diviso tra filosofia, psicanalisi e romanticismo malinconico. La sua figura scenica e pubblica coincide quasi sempre con quella privata, generando un’identificazione immediata con il pubblico.

Come hanno influito controversie e accuse sulla sua immagine?

Negli ultimi decenni, il conflitto con Mia Farrow e le accuse della figlia Dylan (sempre negate dal regista e mai provate in sede giudiziaria) hanno profondamente condizionato la sua percezione pubblica. In un clima culturale segnato dal #MeToo, queste vicende hanno creato divisioni tra pubblico e critica. Allen continua a sostenere di essere stato vittima di una campagna contro di lui e richiama le indagini che lo avevano scagionato all’epoca.

Qual è l’eredità artistica di Woody Allen oggi?

Nonostante le ombre, la filmografia di Allen — più di cinquanta titoli — è un monumento alla libertà creativa. Dai recenti “Café Society”, “Un giorno di pioggia a New York”, “Rifkin’s Festival” fino a “Coup de chance”, girato in francese, continua a interrogarsi su destino, amore e morale. Ogni film sembra un laboratorio, un modo per provare a dare un senso al caos quotidiano.

Nel 2020 pubblica l’autobiografia “A proposito di niente”, titolo che sintetizza il suo sguardo disincantato e ironico. E oggi, a novant’anni, Allen resta un paradosso vivente: un pessimista che fa ridere, un intellettuale che usa la risata come strumento morale, un artigiano del cinema che continua a filmare come se cercasse una prova del fatto che vivere — nonostante tutto — valga ancora la pena.

Se gli si chiedesse come si sente a questa età, la risposta più probabile sarebbe un paradosso dei suoi: “Abbastanza bene, considerando che l’alternativa era peggiore”.