
- Perché 3I/ATLAS accelera senza una causa visibile?
- È davvero un cometa naturale o un oggetto artificiale proveniente da un altro sistema?
L’oggetto interstellare 3I/ATLAS accelera per una forza non gravitazionale, ma l’origine resta un mistero: Nuovi dati sul misterioso 3I/ATLAS
Il Centro dei Pianeti Minori e il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA hanno pubblicato nuovi dati sull’oggetto interstellare 3I/ATLAS, osservato dopo il suo passaggio al perielio il 29 ottobre 2025. Le analisi, basate su osservazioni tra il 31 ottobre e il 4 novembre, mostrano che l’oggetto ha aumentato la sua luminosità di circa cinque volte nella banda verde (lunghezza d’onda di 0,464 micrometri) rispetto ai rilievi precedenti del mese di ottobre.
Un’accelerazione non gravitazionale inspiegata
Secondo i nuovi rapporti, la forza non gravitazionale che agisce su 3I/ATLAS si è ridotta di un terzo rispetto ai valori comunicati il 29 ottobre, restando comunque entro i margini d’incertezza. La rilevazione è ora più robusta, attestandosi su un livello di 3,7 deviazioni standard.
L’accelerazione è stata misurata alla distanza di 1,38 unità astronomiche dal Sole (circa 206 milioni di chilometri). Essa presenta due componenti nel piano orbitale dell’oggetto, ma nessuna componente perpendicolare a tale piano. I valori misurati sono stati normalizzati a una distanza eliocentrica di 1 ua, secondo una legge dell’inverso del quadrato della distanza solare.
Perdita di massa e ipotesi sul “motore a razzo naturale”
Applicando il principio di conservazione del momento, gli scienziati ipotizzano che 3I/ATLAS abbia perso una frazione misurabile della propria massa, probabilmente a causa dell’effetto razzo generato dall’espulsione di gas.
Durante il passaggio al perielio — una distanza di 203 milioni di km e una velocità di 68 km/s — la durata di tale fase è stimata in circa un mese. L’accelerazione osservata, pari a 94 km/giorno², implica una perdita di massa di circa il 13%, assumendo una velocità di espulsione del gas di 300 m/s, tipica di un cometa naturale.

Tuttavia, ribadisce Avi Loeb (nella foto qui sopra), se l’oggetto fosse di origine artificiale, un ipotetico motore tecnologico potrebbe espellere gas a velocità molto più elevate, riducendo drasticamente la perdita di massa richiesta. Il forte aumento di luminosità e il colore blu registrati vicino al perielio potrebbero indicare sia emissione di CO+, tipica dei cometi, sia il calore di un motore attivo.
Attese osservazioni decisive con il telescopio Webb
Le prossime settimane saranno cruciali per chiarire la natura di 3I/ATLAS. Se si tratta di un cometa naturale, dovrebbe essere circondato da una vasta nube di gas, contenente almeno il 13% della massa originale del nucleo — una nube ben più evidente di quella osservata tra luglio e settembre, quando non mostrava segni di accelerazione non gravitazionale.
Le osservazioni spettroscopiche del telescopio James Webb, previste per dicembre, potrebbero rivelare la composizione interna di 3I/ATLAS, fornendo così indizi definitivi sull’origine dell’oggetto.
Se invece, dopo il perielio, non si riscontrerà una nube di gas più massiccia, l’accelerazione anomala dovrà essere attribuita a cause non legate all’evaporazione cometaria.

Le anomalie di 3I/ATLAS
Finora, 3I/ATLAS ha mostrato numerose caratteristiche insolite:
- Orbita retrograda quasi allineata con il piano dell’eclittica (solo 5° di differenza), con una probabilità casuale dello 0,2%.
- Getto rivolto verso il Sole, osservato tra luglio e agosto 2025, privo di spiegazioni geometriche note per i cometi.
- Massa del nucleo circa un milione di volte superiore a quella di 1I/ʻOumuamua e mille volte maggiore di 2I/Borisov, pur muovendosi più velocemente.
- Arrivo sincronizzato con posizioni orbitali di Marte, Venere e Giove, risultando però inosservabile dalla Terra al perielio (probabilità dello 0,005%).
- Composizione chimica anomala, con un’alta concentrazione di nichel rispetto al ferro — simile alle leghe metalliche industriali — e un rapporto nichel/cianuro mai visto in altri cometi.
- Solo il 4% di acqua in massa, rispetto ai cometi noti.
- Polarizzazione negativa estrema, senza precedenti.
- Provenienza da una direzione vicina alla celebre “Wow! Signal” radio, con una differenza di soli 9°.
- Aumento di luminosità e colorazione blu più rapidi di qualsiasi altro cometa conosciuto.
- Accelerazione non gravitazionale compatibile con l’evaporazione di circa un sesto della massa, senza però tracce visibili di tale perdita.
Un dibattito scientifico e filosofico
Il caso di 3I/ATLAS ha suscitato anche un intenso dibattito sul metodo scientifico contemporaneo. In una lettera inviata al professor Avi Loeb, l’accademico australiano Dr. Sukanto Bhattacharya ha espresso il suo sostegno alla necessità di un pensiero scientifico aperto e non dogmatico, paragonando l’attuale rigidità di parte della comunità scientifica alla Chiesa medievale che ostacolò Galileo.
Bhattacharya sottolinea come la scienza moderna rischi di comportarsi come una religione organizzata, respingendo idee non convenzionali e penalizzando le teorie che escono dagli schemi dominanti. Nel suo prossimo libro Brainmaker — Coevolution of Human and Synthetic Intelligence, egli traccia un parallelismo tra i “gruppi di pressione scientifici” e gli antichi sacerdoti del sapere, auspicando un ritorno allo spirito critico e curioso che ha sempre guidato la vera ricerca scientifica.