
- Chi è l’unico uomo sepolto sulla Luna?
- Perché la NASA scelse Eugene Shoemaker?
- Cosa rese così straordinaria la sua vita tra Terra e stelle?
Scienza planetaria: L’uomo che portò la geologia tra le stelle
Solo dodici esseri umani nella storia hanno avuto il privilegio di camminare sulla Luna, ma solo uno vi è stato sepolto per sempre. Non un astronauta, ma un geologo: Eugene “Gene” Shoemaker, figura leggendaria della scienza del XX secolo. Considerato il padre della scienza planetaria, Shoemaker fu un pioniere nel collegare la geologia terrestre ai fenomeni cosmici, aprendo la strada a un modo completamente nuovo di studiare l’universo.
Dalla California alla Luna: le origini di un pioniere
Nato a Los Angeles nel 1928, Eugene Shoemaker mostrò fin da giovanissimo una curiosità insaziabile per la Terra e i suoi segreti. Dopo gli studi in geologia all’Università di Princeton, intraprese una carriera al Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS). A differenza di molti suoi contemporanei, Shoemaker non si limitò allo studio delle rocce terrestri: era convinto che la geologia potesse spiegare anche i processi che modellano gli altri corpi del Sistema Solare.

Nel 1961 fondò e diresse il Programma di Ricerca Astrogeologica dell’USGS, con sede a Flagstaff, in Arizona. Fu il primo a coniare e sviluppare il concetto di astrogeologia, disciplina che oggi è fondamentale nelle missioni su Marte, sulla Luna e sugli asteroidi.
I crateri da impatto: una rivoluzione scientifica
Uno dei suoi contributi più significativi fu la scoperta dell’origine meteoritica di numerosi crateri terrestri, tra cui il celebre Meteor Crater in Arizona. Fino ad allora, molti scienziati credevano che queste formazioni fossero di origine vulcanica.
Shoemaker dimostrò invece che la maggior parte derivava da antichi impatti cosmici, cambiando radicalmente la visione della storia geologica della Terra e dell’intero sistema solare.
La sua teoria aprì una nuova frontiera di studi: i processi di impatto non erano eventi rari o isolati, ma parte integrante dell’evoluzione dei pianeti. Da allora, i crateri divennero un “archivio” fondamentale per comprendere la storia del nostro pianeta e dei corpi celesti.
Il sogno interrotto di camminare sulla Luna
Negli anni ’60, mentre la NASA preparava le missioni Apollo, Shoemaker era tra i principali consulenti scientifici e uno dei candidati a partecipare a una spedizione lunare. Il suo sogno di camminare sulla superficie lunare, però, svanì bruscamente quando gli fu diagnosticata la malattia di Addison, un raro disturbo delle ghiandole surrenali che gli impedì di superare i test medici.
Nonostante la delusione, Shoemaker continuò a svolgere un ruolo centrale nei programmi lunari. Fu lui a formare gli astronauti del programma Apollo, insegnando loro come riconoscere e raccogliere campioni geologici durante le missioni. Gli astronauti che camminarono sulla Luna portarono con sé anche il suo sapere, trasformando la scienza lunare in una realtà concreta.
Shoemaker-Levy 9: il cometa che colpì Giove
Negli anni ’80 e ’90, Shoemaker e sua moglie Carolyn Shoemaker, anch’essa astronoma e scopritrice di comete, unirono le forze con David Levy in una serie di studi sugli oggetti vicini alla Terra. Nel 1993, il trio scoprì il cometa Shoemaker-Levy 9, destinato a entrare nella storia.

Nel luglio del 1994, l’oggetto celeste si frantumò e si schiantò contro Giove, generando un evento astronomico senza precedenti. L’impatto, seguito in diretta dai telescopi di tutto il mondo, creò gigantesche cicatrici visibili per settimane nell’atmosfera del pianeta.
L’episodio fornì informazioni cruciali sulla composizione dei cometi, sulla dinamica dei pianeti giganti e sulla vulnerabilità della Terra agli impatti cosmici. Fu una delle più grandi dimostrazioni del valore del suo lavoro: la scienza degli impatti era ormai al centro dell’astrofisica moderna.
Una fine tragica sulla Terra
Il 18 luglio 1997, durante una missione di ricerca sui crateri da impatto nel deserto australiano, Eugene Shoemaker perse la vita in un incidente automobilistico nei pressi di Alice Springs. Viaggiava insieme alla moglie Carolyn, che sopravvisse con diverse ferite.
La comunità scientifica mondiale rimase profondamente scossa. Shoemaker aveva dedicato la vita a studiare gli impatti cosmici, e in un tragico simbolismo, fu proprio un impatto terrestre a porre fine alla sua esistenza.
L’ultimo viaggio: le ceneri sulla Luna
Due anni dopo la sua morte, la NASA decise di onorare la memoria del geologo con un gesto unico nella storia dell’esplorazione spaziale. Il 31 luglio 1999, la sonda Lunar Prospector trasportò una piccola capsula contenente parte delle ceneri di Eugene Shoemaker.
All’interno della capsula era inciso un passo del Romeo e Giulietta di Shakespeare:
“E quando morirò, taglialo in piccole stelle, e renderà il volto del cielo così bello che tutti si innamoreranno della notte.”
La sonda completò la sua missione e si schiantò dolcemente sulla superficie lunare, deponendo simbolicamente le ceneri di Shoemaker nel suolo del satellite. Da allora, egli è rimasto l’unico essere umano sepolto sulla Luna, in eterno riposo tra le rocce che tanto desiderò studiare da vicino.
L’eredità di un gigante della scienza
L’impatto di Eugene Shoemaker sulla scienza moderna è incalcolabile. La sua opera ha plasmato la geologia planetaria, influenzato le missioni spaziali su Marte e ispirato generazioni di astronomi e geologi.
Le sue ricerche sono oggi alla base di missioni come Mars Reconnaissance Orbiter, OSIRIS-REx e le future esplorazioni lunari del programma Artemis.
Il suo nome è inciso anche nel cratere Shoemaker sul lato opposto della Luna e nell’asteroide 2074 Shoemaker. Ogni volta che gli scienziati analizzano un cratere su Marte o su un asteroide, continuano il lavoro che lui iniziò più di sessant’anni fa.
Un sogno che continua
Eugene Shoemaker non riuscì mai a camminare sulla Luna, ma la sua passione, curiosità e dedizione alla conoscenza lo portarono comunque fin lì — non come esploratore, ma come simbolo eterno del legame tra la Terra e le stelle.
Il suo viaggio non finì con la morte: continua ogni volta che l’uomo guarda verso il cielo e si chiede, come lui, cosa si nasconde tra i crateri e le ombre del cosmo.