
- Dove costa di più fare la spesa in Europa?
- Quali Paesi sono più economici?
- Perché il cibo pesa di più sui redditi più bassi?
Quanto costa il cibo in Europa nel 2024?
Il costo della vita in Europa presenta forti squilibri, soprattutto sul fronte dei prezzi dei prodotti alimentari. L’Europa non è un mercato omogeneo: il Nord e l’Ovest europeo risultano strutturalmente più cari, mentre il Sud-Est europeo e i Balcani occidentali registrano i livelli di prezzo più bassi.
Secondo i dati Eurostat 2024, il paniere medio alimentare dell’Unione Europea è fissato a 100 euro. Questo valore consente di confrontare quanto costerebbe lo stesso paniere in ciascun Paese europeo.
Quali sono i Paesi europei dove il cibo costa di più?
In cima alla classifica dei Paesi più cari per il cibo si colloca la Svizzera, dove lo stesso paniere alimentare raggiunge 161,1 euro, ovvero +61,1% rispetto alla media UE.
Subito dopo figurano altri Stati dell’EFTA (Associazione europea di libero scambio):
- Islanda: 146,3 euro
- Norvegia: 130,6 euro
All’interno dell’UE, il Lussemburgo è il Paese più caro con 125,7 euro, seguito da:
- Danimarca: 119,3 euro
- Irlanda: 111,9 euro
- Francia: 111,5 euro
- Austria: 110,9 euro
- Malta: 110,9 euro
Questi Paesi presentano prezzi alimentari superiori di almeno il 10% rispetto alla media UE.

Dove si spende meno per i prodotti alimentari in Europa?
Il Paese più economico in assoluto nel 2024 è la Macedonia del Nord, con un paniere medio di 73 euro, pari a -27% rispetto alla media UE. Seguono:
- Romania: 74,6 euro
- Turchia: 75,7 euro
- Bosnia-Erzegovina: 82,5 euro
- Montenegro: 82,6 euro
- Bulgaria: 87,1 euro
Anche Serbia (95,7 euro) e Albania (98,7 euro) restano sotto la soglia dei 100 euro.
Quanto costa il cibo nei principali Paesi dell’UE?
Tra i cosiddetti Big Four dell’Unione Europea, emergono differenze rilevanti:
- Italia: 104 euro (+4% rispetto alla media UE)
- Germania: 102,9 euro
- Spagna: 94,6 euro (-5,4% rispetto alla media UE)
L’Italia rientra quindi tra i 16 Paesi UE con i prezzi alimentari più alti, pur restando lontana dai livelli del Nord Europa.
Perché nei Paesi più economici si spende di più in proporzione al reddito?
Qui emerge uno dei principali paradossi del costo del cibo in Europa. Nei Paesi dove i prezzi nominali sono più bassi, il peso del cibo sul bilancio familiare è spesso più elevato.
In media, nell’UE, la spesa per alimentari e bevande rappresenta circa l’11,9% della spesa totale delle famiglie. Tuttavia:
- In Romania e in diversi Paesi dell’Europa orientale e sudorientale, questa quota supera il 20%
- Nelle economie ad alto reddito, scende sotto il 12%
Di conseguenza, lo stesso aumento dei prezzi ha un impatto molto più pesante dove redditi e salari sono più bassi.

Quali fattori spiegano le differenze nei prezzi del cibo?
Secondo Ilaria Benedetti, professore associato dell’Università della Tuscia, le differenze dipendono da fattori strutturali:
- Costi di produzione agricola
- Integrazione della catena di approvvigionamento
- Esposizione agli shock globali
- Dipendenza energetica
Le economie più piccole e aperte, spesso con valute instabili, hanno subito un impatto più forte durante la pandemia e il conflitto Russia-Ucraina, soprattutto per l’aumento dei costi energetici.
Che ruolo giocano salari e tassazione sui prezzi alimentari?
Secondo Alan Matthews, professore al Trinity College di Dublino, la variabile decisiva resta il livello dei salari. Nei Paesi con redditi medi più elevati, come Danimarca e Svizzera, i costi del lavoro lungo tutta la filiera vengono trasferiti ai consumatori.
Incide anche la fiscalità, in particolare l’IVA sui prodotti alimentari:
- Aliquota ridotta o zero in Paesi come Irlanda
- Aliquota standard in Paesi come la Danimarca
Queste differenze fiscali contribuiscono a spiegare le forti variazioni di prezzo.
Le abitudini dei consumatori influenzano il costo del cibo?
Sì. Nei Paesi dell’Europa settentrionale e occidentale, i consumatori tendono ad acquistare:
- Prodotti biologici
- Alimenti premium
- Marchi di fascia alta
Queste preferenze spingono verso l’alto il prezzo medio del paniere alimentare, anche a parità di prodotto.
Quali sono gli effetti sull’accessibilità e sulla sicurezza alimentare?
Secondo Jeremiás Máté Balogh, professore associato all’Università Corvinus di Budapest, le differenze di prezzo hanno effetti diretti sulla sicurezza alimentare.
I Paesi ad alto reddito riescono ad assorbire meglio l’aumento dei prezzi. Al contrario, le famiglie a basso reddito dell’Europa centrale e orientale subiscono un onere sproporzionato, anche quando i prezzi nominali sono inferiori.
Il livello dei prezzi Eurostat, infatti, non tiene conto del reddito disponibile. Un esempio emblematico è la Danimarca: il cibo è caro, ma il reddito medio consente comunque un elevato potere d’acquisto.
Inflazione alimentare: la pressione è davvero finita?
I dati più recenti indicano che la pressione sui prezzi alimentari resta strutturale. In Italia, dopo il picco inflattivo del 2022 (8,1%) e il rallentamento del 2023 (5,7%), l’inflazione complessiva si è stabilizzata intorno all’1,2% a novembre 2025.
Tuttavia, la categoria “Alimentari, bevande e tabacco” continua a registrare aumenti superiori alla media, confermando che il caro cibo resta una delle principali criticità per i bilanci familiari europei.