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Prezzi alimentari in Italia 2025: aumentati del 25% in 4 anni, dati Istat

| 12 Novembre 2025

L’Istat segnala un aumento del 25% dei prezzi alimentari in Italia tra il 2021 e il 2025. Inflazione e Pil stabili, ma il costo della vita resta alto.


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  • Perché i prezzi del cibo in Italia sono saliti del 25%?
  • Cosa rivela l’Istat sul Pil 2025?
  • L’inflazione alimentare sta davvero rallentando?

Prezzi alimentari in Italia cresciuti del 24,9% in quattro anni: il nuovo Focus Istat

In quattro anni, da ottobre 2021 a ottobre 2025, i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati del 24,9%, un ritmo decisamente superiore rispetto al +17,3% registrato dall’indice generale dei prezzi al consumo.
Il dato emerge dal più recente Focus Istat sull’andamento dell’economia italiana, che mette in evidenza come la componente alimentare dell’inflazione continui a pesare in modo significativo sui bilanci delle famiglie.

Si tratta di un incremento che riflette le forti tensioni registrate negli ultimi anni lungo tutta la filiera agroalimentare, influenzata da una combinazione di fattori: crisi energetica, costi logistici elevati e difficoltà produttive legate al cambiamento climatico.


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Secondo l’Istat, i prezzi alimentari in Italia sono aumentati del 25% in quattro anni.

L’effetto dello shock energetico su agricoltura e industria alimentare

L’Istat sottolinea che la fase di maggiore crescita dei prezzi si è concentrata nel biennio 2022-2023, periodo in cui l’impennata dei costi energetici ha avuto un impatto diretto e indiretto sull’intero comparto alimentare.

Da un lato, il rincaro dell’energia elettrica e dei carburanti ha influito sui prodotti alimentari non lavorati, come frutta, verdura, carne e pesce, a causa dell’aumento dei costi di produzione, trasporto e conservazione.
Dall’altro, l’effetto indiretto si è trasmesso attraverso il rialzo dei prezzi dei prodotti intermedi, come i fertilizzanti e i mangimi, fondamentali per la produzione agricola e zootecnica.

Secondo l’analisi, questi fattori hanno determinato una “spirale dei costi” che ha progressivamente alimentato l’inflazione alimentare, incidendo sui consumi delle famiglie e modificando le abitudini di acquisto.


Crescita più moderata, ma margini d’impresa in ripresa

Negli ultimi due anni, la dinamica dei prezzi si è parzialmente attenuata, pur mantenendosi su livelli elevati. L’Istat evidenzia che una parte dell’attuale aumento è legata al recupero dei margini di profitto delle imprese agricole e alimentari, dopo le pesanti perdite accumulate durante la fase più acuta della crisi energetica.

Molte aziende del comparto hanno approfittato della stabilizzazione dei costi di produzione per ribilanciare i conti, senza tuttavia riportare i prezzi ai livelli pre-pandemia.
Questo ha fatto sì che la tensione sui prezzi alimentari restasse una delle principali preoccupazioni per i consumatori, in un contesto in cui il potere d’acquisto reale delle famiglie italiane rimane sotto pressione.


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Inflazione e Pil 2025: l’economia italiana rallenta mentre cresce il costo della vita.

Pil italiano fermo nel terzo trimestre 2025

Parallelamente, l’Istat segnala un Pil stazionario nel terzo trimestre 2025.
La stima preliminare indica che il prodotto interno lordo italiano è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti.
Il risultato, spiegano gli analisti, è inferiore a quello registrato da Francia e Spagna, ma in linea con la Germania, dove la crescita si è anch’essa arrestata.

La domanda interna, al lordo delle scorte, ha fornito un contributo negativo, a conferma del rallentamento dei consumi e degli investimenti privati.
La componente estera netta, invece, ha mostrato un impatto positivo grazie alla tenuta delle esportazioni, sostenute soprattutto dai settori legati alla meccanica e all’agroalimentare di qualità.


Agricoltura in crescita, industria in calo, servizi stabili

Sul piano settoriale, il quadro evidenzia un aumento del valore aggiunto in agricoltura, che beneficia del miglioramento dei prezzi all’origine e di un raccolto più favorevole in alcune regioni.
Al contrario, l’industria manifatturiera ha subito una contrazione, penalizzata dai costi ancora elevati e dal rallentamento della domanda estera.

Il comparto dei servizi appare invece stazionario, con una tenuta dei settori legati al turismo e all’intrattenimento, ma con segnali di debolezza nei servizi alle imprese e nella logistica.


Prospettive economiche per il 2025

Secondo l’Istat, la variazione acquisita del Pil per il 2025 si attesta a +0,5%, un dato che riflette la fragilità della ripresa economica italiana.
Le prospettive restano incerte, con un possibile recupero nel 2026 solo in presenza di un calo stabile dell’inflazione e di una maggiore fiducia dei consumatori.

Le sfide principali restano l’elevato costo della vita, l’andamento dei tassi d’interesse e la necessità di stimolare la produttività del lavoro.
Sul fronte alimentare, gli esperti si attendono una graduale discesa dei prezzi nel 2026, ma senza un ritorno ai livelli pre-crisi.