
- La glicemia può disturbare il sonno?
- L’alimentazione influisce sul riposo?
- Chi ha il diabete dorme peggio?
- Quali diete aiutano a dormire meglio?
Glicemia e sonno: perché alimentazione e metabolismo contano più di quanto si pensi
I livelli di zucchero nel sangue sono sempre più riconosciuti come un fattore chiave della qualità del sonno. Le più recenti evidenze scientifiche confermano che alimentazione, controllo glicemico, metabolismo e riposo notturno sono strettamente interconnessi, sia nelle persone con diabete sia in chi presenta valori glicemici nella norma.
Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), un adulto dovrebbe dormire almeno sette ore a notte per mantenere un buono stato di salute. Nonostante ciò, si stima che tra 50 e 70 milioni di persone soffrano di disturbi del sonno come insonnia, apnea notturna e sonno frammentato. In questo contesto, l’alimentazione quotidiana emerge come un possibile fattore determinante.
Una ricerca condotta dalla dietista e ricercatrice clinica Raedeh Basiri ha analizzato il legame tra glicemia, modelli alimentari e qualità del sonno, mostrando come le variazioni della glicemia possano influenzare direttamente il riposo, indipendentemente dalla diagnosi di diabete.
In che modo la glicemia influisce sulla qualità del sonno?
Lo studio evidenzia che le fluttuazioni dei livelli di zucchero nel sangue sono fortemente associate a disturbi del sonno. Le persone con glicemia instabile riportano più spesso difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni frequenti e durata del sonno irregolare.
Questa relazione è particolarmente evidente nei soggetti con diabete, che mostrano una maggiore incidenza di insonnia, alterazioni del ritmo sonno-veglia e sonno insufficiente. Anche chi presenta prediabete manifesta segnali simili, seppur in forma meno marcata.
Le persone con diabete dormono peggio rispetto a chi non ne soffre?
Sì. I dati indicano che le persone con diabete hanno una probabilità più elevata di sviluppare problemi di sonno, ricevere una diagnosi di disturbi del sonno e sperimentare durate del riposo non ottimali, sia troppo brevi sia eccessivamente lunghe.
Inoltre, una gestione particolarmente rigida della dieta per il diabete e del controllo della glicemia è risultata associata a un aumento delle difficoltà nel sonno, suggerendo che non conta solo il valore glicemico in sé, ma anche il tipo di alimenti consumati.
Quali modelli alimentari sono associati a un sonno di scarsa qualità?
La ricerca ha rilevato che le diete povere di proteine, soprattutto se abbinate a un alto consumo di grassi, sono costantemente collegate a una peggiore qualità del sonno.
Questo schema alimentare è associato a riduzione delle ore di sonno, maggiore frammentazione notturna e sensazione di stanchezza al risveglio, indipendentemente dalla presenza di diabete o glicemia normale.
Quali diete possono favorire un sonno migliore anche in presenza di problemi glicemici?
Al contrario, le diete a basso contenuto di carboidrati e ricche di grassi risultano associate a una minore probabilità di dormire poco, sia nei soggetti con diabete sia in quelli con livelli di zucchero nel sangue normali.
Questi risultati suggeriscono che l’equilibrio dei macronutrienti, in particolare tra carboidrati, proteine e grassi, può contribuire a sostenere un sonno più profondo, continuo e regolare, anche in presenza di alterazioni metaboliche.
Perché dieta e salute metabolica sono fondamentali per dormire meglio?
Lo studio sottolinea l’importanza di considerare insieme stato glicemico, nutrizione, salute metabolica e abitudini alimentari nello sviluppo di strategie per migliorare la qualità del sonno.
Le evidenze rafforzano l’idea che alimentazione e metabolismo svolgano un ruolo centrale nel benessere del sonno, aprendo la strada a interventi nutrizionali mirati come possibile supporto nella prevenzione e gestione dei disturbi del sonno.
- Ricerca originale: Open access.
“Stato glicemico e assunzione di macronutrienti come predittori degli esiti del sonno: analisi dei dati NHANES 2007–2020” di Raedeh Basiri et al. Frontiers in Nutrition