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Cometa interstellare 3I/ATLAS: possibili criovulcani in eruzione, cosa mostrano le ultime osservazioni

| 2 Dicembre 2025

Nuove osservazioni suggeriscono che la cometa interstellare 3I/ATLAS abbia mostrato getti da criovulcani mentre si avvicinava al perihelio, indicando somiglianze con oggetti trans-nettuniani.


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  • La cometa 3I/ATLAS ha davvero criovulcani?
  • Somiglia ai corpi trans-nettuniani?
  • E cosa rivelano le nuove analisi sulla sua origine interstellare?

Che cosa mostrano le nuove osservazioni su 3I/ATLAS?

Osservazioni recentemente pubblicate su arXiv indicano che la cometa interstellare 3I/ATLAS potrebbe essere coperta da getti attivi riconducibili a vere e proprie eruzioni di criovulcani — i cosiddetti “ice volcanoes”. Lo studio, non ancora sottoposto a peer review, interpreta immagini ad alta risoluzione e dati spettroscopici raccolti mentre il corpo si avvicinava al Sole.

Perché si parla di criovulcani sulla cometa?

I ricercatori hanno rilevato una fase di sublimazione intensa quando la cometa si trovava a circa 378 milioni di km dal Sole (circa 235 milioni di miglia), accompagnata da un rapido aumento della luminosità. Le immagini ottenute con il telescopio Joan Oró (Osservatorio del Montsec, Catalogna) mostrano getti di gas e polveri che gli autori interpretano come segni di attività criovulcanica: emissioni localizzate di vapore e polveri proprie di corpi ricchi di ghiaccio.

Che composizione potrebbe avere 3I/ATLAS?

Secondo lo studio, la natura dei getti può essere spiegata dalla composizione interna della cometa. Il riscaldamento solare avrebbe innescato la sublimazione della anidride carbonica solida (ghiaccio secco), permettendo a liquidi ossidanti di penetrare l’interno e reagire con grani metallici (ferro, nichel) e solfuri presenti nella matrice. Questa dinamica porta alla formazione di getti simili a quelli osservati su oggetti ghiacciati più lontani dal Sole.

Quali analisi sono state effettuate per confrontare la composizione?

Per verificare le ipotesi, gli autori hanno confrontato i dati spettroscopici della cometa con campioni primitivi di meteoriti rocciose raccolte in Antartide: le carbonacee condriti. Una di queste meteoriti è stata interpretata come possibile frammento di un oggetto trans-nettuniano. Il confronto suggerisce somiglianze tra la composizione di 3I/ATLAS e quella di residui della prima era del Sistema Solare, incluse ricche concentrazioni di metalli naturali.

3I/ATLAS è simile agli oggetti trans-nettuniani?

Lo studio propone che, malgrado la provenienza da un altro sistema stellare, 3I/ATLAS condivida caratteristiche con corpi ghiacciati del nostro Sistema Solare esterno (dwarf planets e altri oggetti oltre Nettuno). Questo sorprendente parallelo indica che processi chimici e materiali primordiali potrebbero essere comuni in regioni fredde di diversi sistemi planetari.

Quanto è grande la cometa e quale massa potrebbe avere?

Le osservazioni del Telescopio Spaziale Hubble stimano il diametro tra i 440 metri e i 5,6 km. Gli autori calcolano che, se la cometa fosse larga circa 1 km e avesse la composizione rocciosa ipotizzata, la sua massa potrebbe superare i 600 milioni di tonnellate metriche (oltre 660 milioni di tonnellate imperiale).

Da dove proviene 3I/ATLAS e perché è importante studiarla?

Non è noto quale sistema stellare abbia lanciato 3I/ATLAS, ma la sua traiettoria iperbolica e la velocità iniziale — circa 221.000 km/h (137.000 mph) — confermano che non è vincolata alla gravità del Sole. L’oggetto è probabilmente miliardi di anni più vecchio del nostro Sistema Solare e altamente irradiato, fattori che complicano la ricostruzione delle sue origini. Studiare comete interstellari offre però un’opportunità unica per comprendere la chimica e le condizioni di altri sistemi planetari.

Quali rischi o opportunità comportano le comete interstellari?

I ricercatori sottolineano due aspetti: da un lato, le comete interstellari sono interessanti “capsule spaziali” che contengono informazioni sulla chimica di altri angoli della galassia; dall’altro, costituiscono potenziali rischi di impatto per la Terra, motivo per cui è fondamentale monitorarle attentamente mentre transitano nel Sistema Solare.

Qual è lo stato della ricerca su questo studio?

I risultati citati provengono da uno studio depositato su arXiv il 24 novembre e devono essere ancora peer-reviewed. Le conclusioni sono dunque preliminari ma stimolanti: se confermate, aprirebbero nuove prospettive sulla somiglianza composizionale tra corpi provenienti da sistemi stellari diversi e gli oggetti trans-nettuniani del nostro vicinato cosmico.