
- Quanta acqua e sale servono davvero per la pasta perfetta?
- È vero che il glutine fa la differenza?
- Cosa dice la scienza sulla cottura ideale?
Un esperimento scientifico tra fisica e cucina
Come diceva Carl Sagan, “per fare una torta di mele bisogna prima creare l’universo”. Un gruppo internazionale di scienziati non è arrivato a tanto, ma ha usato acceleratori di particelle e reattori nucleari per studiare la struttura interna della pasta con e senza glutine, individuando il metodo ideale di cottura.
“Quanta acqua e sale servono davvero, e per quanto tempo bisogna cuocere la pasta per ottenere il risultato ottimale?”, si chiede Andrea Scotti, fisico e chimico italiano, professore di Chimica Fisica all’Università di Lund e coautore dello studio pubblicato sulla rivista Food Hydrocolloids. “La nostra ricerca ha rivelato la fisica nascosta dietro il processo di cottura”.
Il segreto della pasta perfetta: microstruttura e rete di glutine
Lo studio va oltre la curiosità culinaria. La pasta tradizionale ha un indice glicemico basso, il che significa che rilascia zuccheri nel sangue in modo graduale. Questa caratteristica riduce il rischio di malattie cardiovascolari, obesità e diabete di tipo 2.
Il segreto sta nella sua microstruttura densa e, soprattutto, nella rete di glutine che imprigiona i granuli di amido. Capire questa architettura molecolare è fondamentale non solo per perfezionare la cottura, ma anche per sviluppare alternative senza glutine che mantengano le stesse qualità nutrizionali e una buona consistenza.

Neutroni e raggi X per spiare dentro gli spaghetti
Per osservare cosa accade all’interno della pasta, i ricercatori hanno utilizzato tecniche avanzate di diffusione di neutroni e raggi X a piccolo angolo (SANS e SAXS).
È come cercare di capire com’è fatto un castello al buio lanciando migliaia di palline contro le pareti: studiando come rimbalzano, puoi disegnare una mappa della struttura interna. Allo stesso modo, neutroni e raggi X vengono proiettati sulla pasta durante la cottura, e i loro “rimbalzi” rivelano l’organizzazione delle molecole di amido e glutine a livello nanometrico. Una tecnica non invasiva che consente di osservare in tempo reale come la pasta cambia con il calore.
La “gabbia” del glutine
Il primo grande risultato riguarda proprio il ruolo del glutine. La ricerca conferma che il glutine forma una matrice continua, una sorta di “gabbia” che intrappola i granuli di amido. Questa struttura limita l’azione degli enzimi digestivi e impedisce all’amido di gonfiarsi e sciogliersi eccessivamente nell’acqua.
Nella pasta senza glutine, invece, questa gabbia non esiste. L’assenza di glutine “facilita enormemente la gelatinizzazione degli amidi”, rendendo la pasta molle e appiccicosa molto più rapidamente.
Il ruolo della salinità: equilibrio tra struttura e cottura
Il secondo protagonista dello studio è il sale. I risultati mostrano un comportamento sorprendentemente doppio. Da un lato, la presenza di sale nell’acqua di cottura “preserva le proprietà strutturali della pasta”, aiutandola a mantenere la consistenza. Dall’altro, però, la salinità “promuove la degradazione dei granuli di amido”.
La spiegazione? Il sale rafforza la rete di glutine, ma allo stesso tempo accelera la cottura dell’amido all’interno, permettendo di ottenere pasta al dente senza che si sfaldi.

Pasta normale e senza glutine: differenze strutturali decisive
La differenza tra pasta tradizionale e senza glutine è, secondo lo studio, “drammatica”. Nella pasta di grano, la matrice di glutine è robusta e protegge l’amido anche in condizioni di cottura non ideali, come un paio di minuti in più sul fuoco. Nella pasta senza glutine, invece, la “matrice artificiale” è fragile: la struttura cambia rapidamente con il calore, spiegando perché richiede tempi di cottura molto precisi per non disfarsi.
Neutroni e acqua pesante: la fisica entra in cucina
I ricercatori hanno spinto l’esperimento oltre grazie alla “variazione di contrasto”, una tecnica che sfrutta le differenze tra idrogeno e deuterio, la sua versione più pesante.
Cuocendo la pasta in acqua pesante (in cui l’idrogeno è sostituito dal deuterio), i granuli di amido diventano quasi invisibili ai neutroni. In questo modo, gli scienziati hanno potuto osservare esclusivamente la rete del glutine, cosa impossibile con i soli raggi X.
La ricetta perfetta secondo la fisica delle particelle
Dalla scienza alla cucina: qual è la ricetta perfetta? Per la pasta tradizionale, il sale è l’alleato principale per ottenere una consistenza al dente, perché protegge la struttura e assicura una cottura uniforme. Inoltre, la presenza di glutine offre un piccolo margine d’errore, nel caso la pasta resti sul fuoco qualche minuto di troppo.
Per la pasta senza glutine, invece, ogni secondo conta: senza la rete protettiva del glutine, gli amidi si gelatinizzano in fretta. Seguire le istruzioni del produttore è essenziale per evitare un risultato colloso.
“Il livello ottimale di sale è di 7 grammi per litro d’acqua, aumentando la quantità d’acqua in proporzione alla pasta da cuocere”, spiega Scotti. “Il tempo ideale di cottura è di 10-11 minuti, a seconda che si tratti di pasta tradizionale o senza glutine. Raddoppiando la concentrazione di sale, la struttura interna si deteriora più rapidamente e l’amido si modifica in modo significativo”.
Verso una nuova generazione di pasta senza glutine
Lo studio non serve solo a cucinare gli spaghetti perfetti. Analizzando la pasta con fasci di neutroni, i ricercatori hanno decifrato la “architettura segreta” che determina texture e digeribilità del prodotto.
Le scoperte aprono la strada allo sviluppo di pasta senza glutine di alta qualità, capace di mantenere gusto, consistenza e benefici nutrizionali, senza compromettere l’esperienza gastronomica.