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Schermi elettronici nei primi 2 anni: effetti sul Cervello dei Bambini

| 4 Gennaio 2026

Uno studio decennale analizza l’impatto degli schermi elettronici come smartphone, tablet e TV sul cervello e sull’ansia nei bambini.


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  • Gli schermi elettronici nei primi due anni influenzano il cervello?
  • Smartphone e TV rallentano le decisioni?
  • Aumentano l’ansia in adolescenza?

Cosa rivela il nuovo studio sugli effetti del tempo davanti agli schermi nei primi due anni di vita?

Una nuova ricerca scientifica longitudinale che ha seguito bambini per oltre dieci anni collega un’elevata esposizione agli schermi elettronici nei primi due anni di vita a una maturazione cerebrale accelerata, a una maggiore lentezza nel processo decisionale e a un aumento dei sintomi di ansia in adolescenza.

I bambini esposti precocemente a smartphone, tablet e televisione hanno mostrato una specializzazione prematura delle reti cerebrali coinvolte nel processamento visivo e nel controllo cognitivo, riducendo nel tempo la flessibilità del pensiero.


Perché i primi due anni rappresentano un periodo sensibile per lo sviluppo del cervello?

Lo studio evidenzia che l’infanzia precoce è una fase in cui lo sviluppo cerebrale è estremamente rapido e particolarmente vulnerabile agli stimoli ambientali.

L’esposizione agli schermi prima dei due anni, ma non a tre o quattro anni, è risultata predittiva di cambiamenti cerebrali duraturi, confermando l’esistenza di una finestra critica di sviluppo neurologico.


Quali reti cerebrali vengono alterate dall’uso precoce degli schermi?

I bambini con un alto tempo di esposizione agli schermi hanno mostrato una maturazione accelerata ma inefficiente delle reti cerebrali visive e di quelle legate al controllo cognitivo.

Secondo i ricercatori, la stimolazione sensoriale intensa e continua fornita dagli schermi anticipa la specializzazione delle reti neuronali, prima che si formino connessioni cerebrali ottimali per il pensiero complesso.


In che modo questa maturazione accelerata influisce sulle capacità cognitive future?

La specializzazione cerebrale precoce ha avuto un costo misurabile. All’età di circa otto anni, i bambini con reti cerebrali alterate hanno mostrato tempi di reazione più lenti durante compiti cognitivi.

Questa ridotta efficienza cognitiva suggerisce una minore capacità di adattamento mentale e una flessibilità cognitiva compromessa.


Esiste un collegamento tra tempo davanti agli schermi e ansia in adolescenza?

Sì. I dati mostrano che i bambini con processi decisionali più lenti hanno riportato livelli più elevati di ansia a 13 anni.

La ricerca individua così una possibile traiettoria biologica che collega l’uso precoce degli schermi alla salute mentale adolescenziale, con effetti che emergono anni dopo l’esposizione iniziale.


Come è stato condotto lo studio e perché è considerato unico?

La ricerca, pubblicata su eBioMedicine, è stata condotta da un team dell’A*STAR Institute for Human Development and Potential e della National University of Singapore, utilizzando i dati della coorte GUSTO.

Sono stati seguiti 168 bambini, sottoposti a risonanze magnetiche cerebrali in più fasi tra i 4,5 e i 7,5 anni, permettendo di osservare lo sviluppo delle reti cerebrali nel tempo e non attraverso una singola rilevazione.


Il tempo davanti agli schermi a tre o quattro anni ha gli stessi effetti?

No. Lo studio mostra chiaramente che l’esposizione agli schermi dopo i due anni non produce gli stessi effetti neurologici a lungo termine.

Questo rafforza l’ipotesi che i primi due anni di vita rappresentino una fase unica e non replicabile nello sviluppo cerebrale infantile.


La lettura condivisa tra genitori e figli può ridurre i rischi legati agli schermi?

Sì. Una ricerca correlata, pubblicata su Psychological Medicine, indica che la lettura condivisa genitore-figlio può attenuare le alterazioni delle reti cerebrali associate al tempo davanti agli schermi.

Nei bambini a cui i genitori leggevano frequentemente all’età di tre anni, il legame tra schermi e sviluppo cerebrale alterato risultava significativamente più debole.


Perché la lettura è considerata un fattore protettivo nello sviluppo infantile?

La lettura condivisa offre un’esperienza interattiva ed emotivamente ricca, favorendo sviluppo del linguaggio, connessione emotiva e regolazione delle emozioni.

A differenza del consumo passivo di contenuti digitali, queste attività stimolano interazioni sociali complesse, fondamentali per uno sviluppo cognitivo equilibrato.


Quali implicazioni hanno questi risultati per genitori e politiche educative?

I risultati forniscono una base scientifica solida per orientare le politiche sulla prima infanzia e le pratiche genitoriali consapevoli.

Limitare il tempo davanti agli schermi nei primi due anni e promuovere attività condivise genitore-figlio emerge come una strategia chiave per sostenere lo sviluppo cerebrale sano e la salute mentale futura dei bambini.


Cosa si intende per “schermi elettronici” nello studio sui bambini?

Nel contesto della ricerca, per schermi elettronici si intendono esclusivamente dispositivi digitali con display luminoso, utilizzati durante la prima infanzia (0–2 anni).

Rientrano nella definizione di tempo davanti agli schermi elettronici:

  • Smartphone
  • Tablet
  • Televisione
  • Computer e monitor digitali

Sono invece escluse tutte le attività non digitali, come:

  • lettura di libri cartacei
  • giochi fisici ed educativi
  • interazioni visive non elettroniche

La distinzione è centrale nello studio, che analizza gli effetti del consumo passivo di contenuti digitali sullo sviluppo cerebrale infantile e sulla salute mentale futura.