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Anthropic e Autori: accordo su Diritti d’autore nell’Intelligenza Artificiale

| 28 Agosto 2025

Anthropic sigla un accordo con autori per uso non autorizzato di opere nel training AI, evitando sanzioni miliardarie per violazione copyright.


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  • Cosa rischiava Anthropic per l’uso di opere protette?
  • Quali sono i termini dell’accordo?
  • Come impatta il caso sui diritti d’autore nell’AI?

Anthropic raggiunge un accordo preliminare con un gruppo di autori: svolta nel caso sui diritti d’autore nell’intelligenza artificiale

La società statunitense Anthropic, tra le più influenti nel campo dell’intelligenza artificiale generativa, ha raggiunto un accordo preliminare con un gruppo di autori che l’avevano citata in giudizio per l’utilizzo non autorizzato delle loro opere letterarie nel processo di addestramento dei propri modelli di AI.

Si tratta di una svolta significativa in uno dei casi più rilevanti riguardanti la violazione del copyright nel settore tecnologico, che avrebbe potuto avere gravi ripercussioni finanziarie per la startup fondata da ex membri di OpenAI.

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Anthropic è un’azienda di intelligenza artificiale specializzata nello sviluppo di modelli linguistici avanzati e tecnologia automatizzata.

Gli autori accusano Anthropic: uso non autorizzato di opere protette

Il procedimento legale è stato avviato nel 2024 da autori noti come Andrea Bartz, Charles Graeber e Kirk Wallace Johnson, i quali hanno denunciato Anthropic per aver impiegato i propri libri protetti da copyright senza consenso. Secondo l’accusa, l’azienda avrebbe utilizzato i testi per addestrare i propri modelli linguistici di intelligenza artificiale, violando il diritto d’autore.

Il principio del “fair use” e la decisione del giudice Alsup

Nel giugno 2025, una prima sentenza ha dato parzialmente ragione ad Anthropic. Il giudice William Alsup, del tribunale distrettuale della California, ha stabilito che l’uso delle opere poteva essere considerato conforme al principio del cosiddetto “uso lecito” (fair use), applicabile in contesti di innovazione tecnologica.

Tuttavia, la decisione non ha chiuso la questione. Il giudice ha individuato gravi irregolarità nel metodo di acquisizione dei contenuti: i testi sarebbero stati scaricati da shadow libraries come LibGen, piattaforme note per la diffusione di materiale protetto da copyright senza autorizzazione. Questa pratica, secondo Alsup, può configurarsi come pirateria digitale.

Un rischio da miliardi di dollari per Anthropic

Il riconoscimento della violazione ha aperto la strada a una class action con possibilità di approdare in tribunale a dicembre 2025. Secondo la legge statunitense sul copyright, ogni infrazione può comportare una sanzione di 750 dollari per opera. Considerando che la libreria coinvolta conteneva circa 7 milioni di libri, Anthropic si sarebbe potuta trovare ad affrontare sanzioni superiori a un miliardo di dollari, con un rischio teorico che superava anche il trilione di dollari.

Un tale scenario avrebbe potuto compromettere seriamente la stabilità economica dell’azienda, ponendola in grave difficoltà nel competitivo mercato delle startup AI.

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I termini dell’accordo e i prossimi sviluppi

Il documento ufficiale depositato presso la corte federale fissa il termine del processo di accordo al 3 settembre 2025, ma i dettagli non sono ancora stati resi pubblici. Secondo l’avvocato dei ricorrenti, Justin Nelson, l’intesa sarà vantaggiosa per tutti gli autori coinvolti: “Questo accordo storico porterà benefici a tutti i membri della class action. Condivideremo i dettagli nelle prossime settimane”, ha dichiarato a WIRED.

Nel frattempo, The Authors Guild, l’organizzazione che rappresenta gli scrittori statunitensi, ha lanciato un appello per informare tutti gli autori potenzialmente coinvolti nella causa. Gli avvocati stanno completando l’elenco ufficiale delle opere, che dovrà essere consegnato al tribunale entro il 1° settembre.

Anthropic al centro di un’altra causa: nel mirino anche l’industria musicale

Oltre alla disputa con gli scrittori, Anthropic è coinvolta in un’altra controversia legale, questa volta con un gruppo di case discografiche tra cui Universal Music Group. Anche in questo caso, l’accusa è di aver utilizzato materiali protetti da copyright, nello specifico testi di canzoni, per l’addestramento dei propri modelli di AI generativa, senza il consenso dei titolari dei diritti.

Secondo l’aggiornamento più recente della causa, Anthropic avrebbe effettuato download non autorizzati di brani tramite il protocollo BitTorrent, rafforzando le preoccupazioni circa l’uso improprio di contenuti protetti da parte di aziende del settore AI.

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Un precedente che potrebbe influenzare l’intero settore AI

Anche se gli accordi extragiudiziali non rappresentano precedenti vincolanti dal punto di vista legale, la risoluzione del caso Anthropic sarà osservata con attenzione da tutto l’ecosistema dell’intelligenza artificiale, nonché da editori, autori, giuristi e regolatori.

Sono infatti decine i procedimenti legali aperti negli Stati Uniti su questioni simili, che riguardano il rapporto tra AI, copyright e contenuti digitali. L’esito del caso Anthropic potrebbe costituire una linea guida informale per giudici e aziende, contribuendo a definire un quadro normativo ancora incerto.

AI e diritti d’autore: una tensione crescente

Il cuore della controversia è il crescente utilizzo di contenuti digitali protetti da copyright — come libri, canzoni, immagini e articoli — per alimentare l’apprendimento automatico di sistemi sempre più sofisticati.

Gli autori e le industrie creative chiedono maggiore trasparenza e compensazione, mentre le tech company sostengono la necessità di accedere a grandi volumi di dati per migliorare le prestazioni dei modelli. Questa tensione, sempre più visibile, sarà cruciale per il futuro delle politiche di proprietà intellettuale nell’era dell’AI.