
- Quali rischi porta la rivoluzione digitale?
- Come tutelare libertà e democrazia?
- I libri possono proteggere la cultura dai BigTech?
Marina Berlusconi: “Libertà e democrazia da proteggere nell’era digitale”
“C’è un rumore di fondo che attraversa il nostro tempo: guerre, radicalismi, intolleranze, manipolazione digitale. In questo contesto, libertà e democrazia spesso appaiono voci isolate, ma restano essenziali da sostenere e amplificare”, scrive Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e Mondadori, in una lettera al Corriere della Sera.
La presidente sottolinea il ruolo degli editori tradizionali: chi fa informazione ha il dovere di proteggere il diritto all’informazione indipendente e a una cultura libera, valori che rischiano di essere erosi dall’influenza delle piattaforme digitali.
BigTech e il potere oltre l’economia
Berlusconi osserva come le principali BigTech — Nvidia, Microsoft, Apple, Alphabet e Amazon — abbiano superato il Pil dell’area euro, ma il loro peso va ben oltre l’economia. “Il potere delle piattaforme non si limita ai numeri, riguarda anche la capacità di influenzare opinioni, culture e persino le scelte politiche”, spiega.
Gli editori tradizionali pagano le tasse, rispettano le leggi e tutelano i posti di lavoro, ma il mercato pubblicitario globale è dominato dai colossi della Silicon Valley. “Questi giganti digitali catturano quasi due terzi del mercato pubblicitario e occupano una frazione minima dei lavoratori del settore, creando una forma di concorrenza sleale“, aggiunge Berlusconi.
Digital Package UE: una tutela necessaria
Il Digital Package dell’UE, varato tra il 2016 e il 2024, rappresenta uno strumento fondamentale per proteggere gli utenti delle piattaforme digitali e garantire un mercato più equo. “Un mercato è veramente libero solo quando esistono regole giuste e trasparenti”, sottolinea Marina Berlusconi.
Secondo la presidente, è essenziale che l’Europa non arretri sulle normative digitali, considerando anche la capacità delle BigTech di modellare l’opinione pubblica e influenzare la cultura. La regolamentazione non è un ostacolo al progresso, ma uno strumento necessario per bilanciare innovazione tecnologica e responsabilità sociale.
Fake news, linguaggio d’odio e polarizzazione culturale
Le piattaforme digitali prosperano in un ambiente dove la viralità dei contenuti conta più della veridicità. Questo fenomeno genera una diffusione massiccia di fake news, di linguaggio d’odio e di rifiuto delle opinioni divergenti, creando un terreno fertile per la polarizzazione e la radicalizzazione, con conseguenze anche sul dibattito politico.
“La mancanza di responsabilità sui contenuti pubblicati rende le piattaforme un terreno di scontro culturale, dove libertà e democrazia rischiano di essere messe in discussione”, scrive Berlusconi, evidenziando l’urgenza di strumenti di controllo e sensibilizzazione per il pubblico.
BigTech come attori politici
Negli Stati Uniti, l’intreccio tra politica e BigTech è evidente: questi colossi non sono più solo aziende private, ma veri e propri attori politici. “La differenza con la politica tradizionale è che i padroni della Silicon Valley restano sempre al loro posto e possono cambiare posizione ideologica con grande disinvoltura, passando dal wokismo al trumpismo”, osserva Marina Berlusconi.
Questa flessibilità ideologica, unita al loro potere economico e culturale, crea un rischio concreto per la libertà d’espressione e per il dialogo democratico, favorendo l’intolleranza e la frammentazione della società.
Tecnologia e progresso: rischi e opportunità
La presidente sottolinea che la tecnologia non va ostacolata. “Non possiamo più separare l’essere umano dagli strumenti digitali. La rivoluzione digitale è parte integrante della nostra vita quotidiana, dai gesti più semplici fino alle scelte strategiche della società”, spiega.
Tuttavia, la disponibilità a scambiare comodità con la propria privacy evidenzia un problema: l’uso dei dati personali senza consapevolezza può avere conseguenze profonde sulla libertà individuale e sulla coesione sociale. Regolatori e politica devono garantire norme eque, prevenendo concentrazioni eccessive di potere, mentre gli editori hanno il ruolo di educare il pubblico e spiegare i rischi del mondo digitale.
Il ruolo dei libri nell’era digitale
Marina Berlusconi conclude con un richiamo al valore dei libri come strumenti di resistenza culturale. “I libri sono da sempre efficaci anticorpi contro barbarie e totalitarismo, e oggi diventano anche strumenti contro l’assottigliamento del pensiero imposto dagli smartphone e dalla omologazione digitale“.
Secondo la presidente, la lettura lenta e riflessiva rappresenta un antidoto contro la superficialità dell’informazione istantanea e la pressione dei contenuti virali, rafforzando la capacità critica dei lettori e proteggendo la democrazia.
Proteggere la cultura e la democrazia
La lettera di Marina Berlusconi evidenzia come la rivoluzione digitale rappresenti un’opportunità straordinaria, ma anche una sfida complessa per la libertà, la democrazia e la cultura. Gli editori, insieme ai regolatori e alla politica, devono lavorare per bilanciare progresso e responsabilità, tutelando la società dai rischi di un potere tecnologico non regolamentato.