
- Il web è davvero controllato dai bot?
- Quanto è reale ciò che leggiamo online?
- E cosa può fare l’utente per riconoscere la Dead Internet Theory?
Il «dead internet» non è più solo una teoria
Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione su un fenomeno che alcuni definivano marginale: l’idea che gran parte del traffico e dei contenuti online non siano frutto dell’attività umana, ma generati automaticamente. Oggi questa ipotesi, nota come dead internet o teoria del web morto, riceve conferme sempre più concrete da ricerche, analisi del traffico e indagini giornalistiche.
Cos’è la dead internet theory
La teoria del web morto sostiene che una quota consistente di pagine, post e interazioni online sia prodotta da bot, reti di account automatizzati e sistemi di intelligenza artificiale. Questi attori automatizzati genererebbero contenuti ripetuti, manipolerebbero metriche di popolarità e renderebbero difficile distinguere tra attività umana autentica e segnali artificiali.

Segnali e dati che fanno riflettere
Diversi indicatori hanno alimentato il dibattito:
- Aumenti ricorrenti di traffico senza corrispondenti picchi di interesse reale.
- Contenuti riprodotti con pattern riconoscibili tipici di generazione automatica.
- Crescita di account e pagine che pubblicano grandi volumi di contenuti a bassa interazione umana.
Questi elementi hanno spinto analisti e ricercatori a studiare più a fondo fenomeni di disinformazione, spam e traffico web falso.
La cosiddetta Dead Internet Theory (in italiano teoria del web morto) descrive il crescente dominio di contenuti generati da bot e intelligenza artificiale online.
Come si genera il traffico falso
La produzione di traffico e contenuti automatici avviene tramite più strumenti: bot farm, script di automazione, reti di account social programmati e sistemi di content generation basati su modelli di AI. Questi strumenti possono essere usati per:
- Incrementare artificialmente la visibilità di articoli e prodotti.
- Manipolare trend e algoritmi di raccomandazione.
- Diffondere disinformazione o messaggi pubblicitari su larga scala.
Impatti su utenti, piattaforme e giornalismo
L’espansione di contenuti auto-generati influisce su vari livelli:
- Gli utenti rischiano di ricevere informazioni distorte o ripetitive, compromettendo la qualità dell’esperienza online.
- Le piattaforme vedono compromessa l’efficacia dei loro algoritmi di raccomandazione e la fiducia del pubblico.
- Il giornalismo e le fonti affidabili devono competere con un volume elevato di contenuti superficiali, con ricadute sulla credibilità dell’informazione.

Perché non è più solo una teoria
Studi tecnologici e indagini indipendenti hanno documentato l’esistenza di reti automatiche e comportamenti ripetuti che non coincidono con l’attività umana. L’evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale ha inoltre abbassato la soglia di ingresso per la creazione di contenuti automatizzati, amplificando il fenomeno e rendendolo più pervasivo.
Misure di contrasto e responsabilità delle piattaforme
Per limitare gli effetti del traffico web falso e dei contenuti generati automaticamente, le misure possibili includono:
- Maggiori investimenti delle piattaforme in rilevamento di bot e automazione malevola.
- Trasparenza sulle origini dei contenuti e sulle pratiche di moderazione.
- Strumenti per gli utenti che segnalino e filtrino contenuti sospetti.
- Norme e regolamentazioni che richiedano responsabilità e reporting da parte dei grandi operatori del web.
Cosa possono fare gli utenti
Gli utenti possono adottare alcune pratiche per orientarsi:
- Verificare fonti e autorevolezza prima di condividere contenuti.
- Osservare pattern di pubblicazione sospetti (volumi elevati, linguaggio ripetuto).
- Usare strumenti di fact-checking e fonti indipendenti per approfondire notizie rilevanti.
Uno scenario digitale in evoluzione
Il fenomeno noto come dead internet sta evolvendo da curiosità teorica a questione concreta che interessa la qualità dell’informazione, la fiducia nelle piattaforme digitali e la salute dell’ecosistema online. Contrastare il problema richiederà sforzi congiunti di tecnologia, regolamentazione e responsabilità degli utenti per ridurre il peso del traffico web falso e preservare contenuti autentici e verificabili.