
- Che cos’è GJ 251 c?
- Potrebbe ospitare vita?
- Scopri perché gli scienziati puntano su questa Super Terra vicina alla Terra.
Scoperto un nuovo esopianeta a soli 20 anni luce dalla Terra
Un nuovo esopianeta potrebbe offrire condizioni favorevoli alla vita. Situato a circa 20 anni luce dal nostro pianeta, il corpo celeste è stato appena identificato e battezzato GJ 251 c. Gli scienziati ritengono che possa ospitare acqua liquida, elemento fondamentale per lo sviluppo della vita.
Le caratteristiche di GJ 251 c
GJ 251 c rientra nella categoria delle cosiddette Super Terre. Con una massa circa quattro volte superiore a quella della Terra, la sua superficie appare potenzialmente rocciosa. Questo esopianeta orbita attorno a una stella al di fuori del nostro Sistema Solare e si distingue per le dimensioni maggiori rispetto ai pianeti terrestri, ma inferiori rispetto ai giganti gassosi come Urano e Nettuno.
La possibilità di acqua liquida sulla superficie rende GJ 251 c un candidato privilegiato nella ricerca di mondi abitabili.

La scoperta scientifica
La scoperta è frutto del lavoro di un team internazionale guidato da ricercatori della Penn State University. Secondo Suvrath Mahadevan, professore di astronomia e coautore dello studio pubblicato su The Astronomical Journal, “cerchiamo pianeti come GJ 251 c perché rappresentano la nostra migliore opportunità di trovare tracce di vita altrove”.
L’esopianeta si trova nella cosiddetta Zona Abitabile, la distanza ottimale dalla stella affinché possa esistere acqua liquida, a condizione che l’atmosfera sia adeguata.
Tecnologie e strumenti utilizzati
GJ 251 c è stato individuato grazie al Habitable Zone Planet Finder (HPF), uno spettrografo a infrarossi di alta precisione installato sul Telescopio Hobby-Eberly dell’Osservatorio McDonald in Texas. Lo strumento, progettato per rilevare pianeti simili alla Terra nelle zone abitabili, analizza piccoli spostamenti della luce stellare causati dalla gravità dei pianeti in orbita.
Per confermare i dati, il team ha utilizzato anche lo spettrometro NEID, collegato a un telescopio dell’Osservatorio Nazionale Kitt Peak in Arizona.

Sfide nella rilevazione degli esopianeti
Uno degli ostacoli principali nella ricerca di mondi lontani è distinguere i segnali planetari dalle variazioni dovute all’attività stellare, come le macchie solari o i fenomeni magnetici. Gli scienziati hanno impiegato sofisticati modelli computazionali per isolare le piccole oscillazioni dovute alla presenza di GJ 251 c.
Secondo Mahadevan, “si tratta di estrarre segnali minimi da un contesto complesso, essenzialmente la superficie turbolenta e magnetica di una stella”.
Collaborazione internazionale e prospettive future
La scoperta di GJ 251 c è il risultato di oltre venti anni di osservazioni e della collaborazione tra numerose istituzioni scientifiche internazionali. Eric Ford, professore di astronomia e astrofisica alla Penn State University, sottolinea come la combinazione di strumentazione avanzata, metodi statistici e scienza dei dati abbia reso possibile un risultato così significativo.
Sebbene attualmente non sia possibile ottenere immagini dirette dell’esopianeta, la prossima generazione di telescopi da 30 metri e strumenti avanzati permetterà di analizzarne l’atmosfera, con la possibilità di rilevare segnali chimici indicativi di vita.
Nuove frontiere della ricerca esoplanetaria
GJ 251 c rappresenta un obiettivo promettente per la ricerca di pianeti abitabili. Nonostante rimangano ancora molti aspetti da studiare, il pianeta apre nuove prospettive per l’esplorazione scientifica e l’osservazione diretta di mondi potenzialmente abitabili nel nostro vicinato cosmico.