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Tocco remoto umano: il nuovo “settimo senso” che rileva oggetti nascosti

| 17 Novembre 2025

Scoperto il “tocco remoto”: gli esseri umani possono percepire oggetti nascosti sotto la sabbia senza toccarli. Una svolta per neuroscienza e robotica.


tocco remoto settimo senso

  • Può l’uomo percepire oggetti senza toccarli?
  • Esiste davvero un settimo senso nascosto?
  • E cosa potrebbe cambiare per robotica e neuroscienze?

Il “settimo senso” umano che percepisce l’invisibile sotto la sabbia

Un gruppo di ricercatori della Queen Mary University of London ha dimostrato che gli esseri umani possiedono un “settimo senso” capace di rilevare oggetti nascosti sotto materiali come la sabbia senza toccarli direttamente. Questa abilità, denominata tocco remoto, ridefinisce i confini della percezione tattile e apre prospettive di grande interesse per neuroscienze, robotica, esplorazione scientifica e tecnologie assistive.

La scoperta, presentata alla IEEE International Conference on Development and Learning, suggerisce che il tatto umano ha potenzialità finora sottovalutate e che la nostra pelle può registrare alterazioni fisiche minime, al limite della rilevazione sensoriale.

Come funziona il tocco remoto: cosa rileva realmente la pelle

Secondo i ricercatori, il tocco remoto si basa sulla capacità della pelle di percepire micro-vibrazioni e variazioni di pressione generate dal movimento di materiali granulari quando un oggetto è presente sotto la superficie.

Queste micro-alterazioni vengono elaborate dal sistema nervoso in modo inconsapevole, permettendo di rilevare la presenza di un corpo estraneo anche senza contatto diretto. La sensibilità registrata negli esseri umani si avvicina a quella di alcune specie di uccelli costieri, come piviere e beccaccino, che trovano prede nascoste sotto il terreno proprio grazie alle vibrazioni percepite dalle zampe.

L’esperimento: individuare un oggetto senza toccarlo

Nell’esperimento, i partecipanti hanno fatto scorrere lentamente le dita sulla sabbia in cerca di un piccolo cubo nascosto. Pur senza toccarlo, molti sono riusciti a individuarlo con un’accuratezza del 70,7%, un risultato sorprendente considerando che l’oggetto non emetteva segnali diretti.

La direttrice del Prepared Minds Lab, Elisabetta Versace, ha spiegato che questo è il primo studio sistematico sul tocco remoto negli esseri umani e che la scoperta “cambia la nostra concezione del mondo percettivo”, suggerendo che il tatto è molto più sofisticato di quanto si pensasse.

Un confronto diretto tra uomo e robot

Per analizzare le differenze tra percezione biologica e artificiale, il team ha utilizzato un braccio robotico dotato di sensori ad alta precisione e addestrato con un modello di long short-term memory.

Il robot è riuscito a rilevare l’oggetto da una distanza leggermente superiore rispetto ai soggetti umani, ma ha mostrato un tasso di errore molto più elevato: solo il 40% di successo, contro il 70,7% ottenuto dalle persone.

Secondo Lorenzo Jamone, professore di Robotica e Intelligenza Artificiale, questo confronto è stato essenziale:

  • gli esperimenti umani hanno guidato il processo di apprendimento del robot;
  • il robot, a sua volta, ha permesso di interpretare meglio i dati raccolti dai partecipanti.

Perché questa capacità è così rara (e preziosa)

Il tocco remoto è considerato un’abilità sensoriale limitata, al confine tra tatto e percezione ambientale. Non si tratta di un vero “senso soprannaturale”, ma di un’estensione delle capacità meccaniche della pelle e dei recettori tattili, che riescono a processare:

  • minime variazioni nel flusso del materiale,
  • micro-vibrazioni,
  • differenze nella resistenza del substrato.

Fattori che, messi insieme, permettono di “sentire” ciò che non è direttamente accessibile.

Applicazioni tecnologiche: dalla robotica alle missioni spaziali

I ricercatori ritengono che il tocco remoto possa avere un impatto significativo su numerosi settori tecnologici. Questa capacità, replicata o potenziata artificialmente, consentirebbe lo sviluppo di:

  • robot esploratori capaci di operare in ambienti con scarsa visibilità;
  • dispositivi per la ricerca archeologica che non danneggino il terreno;
  • strumenti per la rilevazione di oggetti su superfici planetarie;
  • robot subacquei per studiare fondali marini sensibili;
  • sistemi assistivi per persone con deficit sensoriali;
  • nuove interfacce aptiche nella realtà virtuale.

Secondo Zhengqi Chen dell’Advanced Robotics Lab, questa capacità apre la strada a “strumenti che ampliano la percezione tattile umana”, rendendo le interazioni con l’ambiente più precise anche in condizioni estreme o ostili.

Le prospettive future di una scoperta rivoluzionaria

Il lavoro degli scienziati della Queen Mary University of London dimostra che la percezione umana è più complessa di quanto previsto dai modelli sensoriali tradizionali. Il tocco remoto potrebbe diventare una leva fondamentale per progettare tecnologie più intuitive e robot capaci di muoversi in ambienti ricchi di ostacoli, senza basarsi esclusivamente sulla visione.

La ricerca apre quindi una nuova fase nello studio del tatto, avvicinando scienza e tecnologia a un obiettivo ambizioso: estendere artificialmente la sensibilità umana per esplorare ciò che oggi è invisibile o impossibile da raggiungere.