
- Cos’è la base dati della coscienza?
- Come funziona l’inconscio collettivo?
- La percezione umana può influenzare la realtà?
La base dati della coscienza: un viaggio nell’inconscio collettivo
Carl Jung, psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero (1875-1961), osservando la universalità dei simboli e dei pattern archetipici, introdusse il concetto di inconscio collettivo, definendolo come un immenso serbatoio di esperienze condivise dall’umanità. Possiamo immaginarlo come una vasta base dati della percezione umana, caratterizzata da schemi organizzativi potenti e universali, che raccoglie informazioni disponibili alla coscienza umana e abilità innate di portata sorprendente.
Questa base dati della coscienza non è solo un archivio di informazioni in attesa di essere recuperate, ma un sistema in grado di penetrare ogni esperienza vissuta ovunque e in qualsiasi momento. La sua principale promessa è offrire accesso al sapere universale in ogni istante in cui viene “interrogata”.

Origini del sapere: intuizione, premonizione e chiaroveggenza
La base dati della coscienza è la fonte di ogni conoscenza che trascende la ragione: dall’intuizione alla premonizione, dalla divinazione ai sogni, fino alla semplice “fortuna” di un’ipotesi corretta. Qui si trova la radice della genialità, il serbatoio dell’ispirazione e la fonte di informazioni psichiche sconosciute, inclusa la chiaroveggenza.
Anche la kinesiologia applicata trova origine in questo repertorio invisibile di conoscenza, che sfida i concetti tradizionali di causalità lineare e di tempo newtoniano.
Sincronicità e percezione: oltre la causalità
Molti scienziati restano scettici verso fenomeni paranormali o apparentemente irrazionali, cercando spiegazioni in termini di simultaneità o causalità tradizionale. Tuttavia, Jung introdusse il concetto di sincronicità (per la prima volta nel 1950) per descrivere eventi connessi non da legami fisici, ma dalla percezione della coscienza dell’osservatore.
Ad esempio, le stelle di una costellazione non sono realmente collegate tra loro: punti di luce separati da milioni di anni luce sembrano formare figure riconoscibili solo perché l’occhio umano percepisce un pattern familiare. Allo stesso modo, lo zodiaco è reale come strumento interpretativo, perché riflette schemi percepiti dalla coscienza.

La coscienza come potenziale infinito
La coscienza umana agisce come un condensatore elettrostatico: le domande possono emergere solo se esiste una risposta potenziale già implicita. Questo significa che causa ed effetto non seguono una sequenza lineare, ma si manifestano simultaneamente. Ogni evento è connesso non da leggi fisiche apparenti, ma dalla percezione stessa dell’osservatore.
In questo contesto, l’onniscienza si manifesta come onnipotente e onnipresente: non esiste distanza tra conosciuto e sconosciuto, poiché la coscienza può trasformare concetti invisibili in esperienze concrete. L’Empire State Building, per esempio, nasce prima nella mente dei suoi architetti, e solo successivamente si manifesta fisicamente.
Visione umana e percezione creativa
Gli esseri umani operano principalmente come trasformatori di concetti dall’invisibile al percettibile. Gli individui straordinari, come artisti o innovatori, vivono in gran parte nel mondo dell’idea pura, generando concetti che altri renderanno concreti. I mistici, invece, percepiscono il mondo sensoriale come un’illusione e comprendono che solo il livello di coscienza pura è reale.
In questa prospettiva, realtà e illusione si fondono: ciò che esiste non è né reale né irreale, ma semplicemente percepito. La creazione è continua, perché tutto ciò che è possibile deve esistere simultaneamente.

Tempo, universo e percezione
Il tempo può essere visto come un ologramma completo, dove passato, presente e futuro coesistono simultaneamente. La manifestazione del mondo sensoriale deriva dal non-manifesto, ma questo non implica causalità lineare. Eventi, energia e persino la guarigione non seguono necessariamente un ordine di causa-effetto: il campo energetico della coscienza influenza direttamente le esperienze percepite.
La fonte di tutta la vita è maggiore delle sue manifestazioni, senza esserne separata. L’esistenza non è dualistica: soggetto e oggetto, creatore e creato sono un’unica realtà percepita dalla coscienza stessa.
Ontologia e assoluto
L’ontologia è la teologia dell’esistenza: riconoscere che “essere” è l’unica realtà assoluta permette di accedere alla verità oltre i concetti limitati. Non esiste dualità o non-dualità oggettiva: esiste solo la percezione. Lo stato di illuminazione emerge dal riconoscimento della realtà oltre la limitazione della coscienza ordinaria.
Chi raggiunge questo livello di coscienza descrive l’assoluto come indescrivibile, oltre la portata del linguaggio o della mente comune. Tuttavia, questo rappresenta la verità eterna e universale, la sorgente da cui tutta la coscienza si evolve verso l’auto-trascendenza.