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Materiale fotosintetico vivo: edifici che assorbono CO₂

| 5 Gennaio 2026

Un nuovo materiale fotosintetico vivente trasforma gli edifici in filtri di CO₂, aprendo una nuova era per l’edilizia sostenibile.


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  • Esistono davvero edifici che respirano?
  • Possono assorbire CO₂?
  • Sono il futuro dell’architettura sostenibile?

Cos’è il materiale fotosintetico vivente e perché può rivoluzionare l’edilizia sostenibile?

Immaginare un edificio che respira, cresce e contribuisce a pulire l’atmosfera non è più fantascienza. Un gruppo di ricercatori del Politecnico Federale di Zurigo ha sviluppato un materiale da costruzione innovativo capace di svolgere fotosintesi, immagazzinare carbonio e adattarsi come un organismo vivente.

Si tratta di una svolta potenzialmente decisiva per ridurre le emissioni di CO₂ del settore edilizio, uno dei più impattanti a livello globale. Questo approccio apre nuove prospettive per l’architettura sostenibile, l’edilizia green e la decarbonizzazione urbana.


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Materiale fotosintetico vivente: la nuova frontiera dell’edilizia sostenibile che assorbe CO₂.

Come funziona il materiale fotosintetico che cattura CO₂?

Il cosiddetto materiale fotosintetico vivente nasce dall’integrazione tra biologia e tecnologia avanzata. I ricercatori hanno incorporato cianobatteri fotosintetici all’interno di un idrogel polimerico appositamente progettato.

L’idrogel, formato da polimeri reticolati, consente il trasporto di acqua, nutrienti e anidride carbonica, creando un ambiente ideale per la sopravvivenza dei microrganismi. Le strutture vengono realizzate tramite stampa 3D, permettendo un controllo preciso della geometria e delle condizioni di crescita biologica.

Il risultato è un materiale da costruzione attivo, in grado di assorbire CO₂ dall’aria e trasformarla in biomassa, al contrario dei materiali tradizionali che generano emissioni durante produzione e utilizzo.


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Materiale fotosintetico vivente integrato nelle facciate: edifici sostenibili che catturano CO₂ e migliorano la qualità dell’aria urbana.

Perché questo materiale è autosufficiente e a basso impatto ambientale?

Uno degli aspetti più innovativi è la totale autosufficienza energetica. Il materiale necessita esclusivamente di:

  • luce solare,
  • acqua con nutrienti,
  • CO₂ presente nell’ambiente.

In cambio, svolge una funzione continua di cattura del carbonio, contribuendo alla riduzione dei gas serra. Grazie al design digitale e alla progettazione computazionale, il flusso di luce e nutrienti viene ottimizzato, consentendo ai cianobatteri di rimanere attivi per oltre un anno.

Ogni elemento diventa così una micro-macchina biologica di sequestro del carbonio, integrata direttamente nell’infrastruttura edilizia.


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Architettura green e materiali innovativi trasformano gli edifici in filtri naturali di carbonio.

Dove è già stato testato il materiale fotosintetico vivente?

I primi prototipi sono stati realizzati sotto forma di strutture verticali simili a tronchi e presentati al Padiglione del Canada della Biennale di Architettura di Venezia.

Una delle installazioni raggiunge i tre metri di altezza ed è in grado di immagazzinare fino a 18 kg di CO₂ all’anno, un valore paragonabile alla capacità di assorbimento di un pino adulto. Un dato che rafforza il potenziale del materiale nel contesto delle città sostenibili.


Come può essere applicato negli edifici del futuro?

Secondo i ricercatori, il materiale potrebbe essere utilizzato come rivestimento per facciate, trasformando le superfici degli edifici in filtri biologici di carbonio.

Il vantaggio competitivo è evidente:

  • nessun impianto complesso,
  • nessun consumo energetico aggiuntivo,
  • produzione continua di biomassa grazie all’energia solare.

Le facciate attive, i materiali edilizi intelligenti e le tecnologie bio-based diventano così strumenti concreti per la lotta al cambiamento climatico.


In che modo l’architettura vivente può cambiare il rapporto tra città e ambiente?

Questo approccio introduce una nuova visione di architettura rigenerativa, in cui gli edifici non si limitano a ridurre il proprio impatto, ma contribuiscono attivamente al ripristino ambientale.

Le città del futuro potrebbero essere composte da strutture capaci di adattarsi, interagire con l’ecosistema e migliorare la qualità dell’aria, ridefinendo il concetto stesso di costruzione sostenibile.

Un’evoluzione che unisce innovazione tecnologica, biologia applicata e urbanistica responsabile, aprendo la strada a un nuovo paradigma dell’abitare.