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Ue multa X per 120 milioni: cosa cambia con il Digital Services Act

| 5 Dicembre 2025

La Ue multa X per 120 milioni: spunta blu, pubblicità opaca e accesso ai dati nel mirino della prima sanzione del Digital Services Act.


  • Perché la Ue ha multato X?
  • Cosa prevede il DSA?
  • Quali obblighi per le piattaforme digitali e quali rischi per trasparenza, dati e pubblicità?

Che cosa ha stabilito la Commissione Ue?

La Commissione europea ha annunciato una multa da 120 milioni di euro contro X, il social network di proprietà di Elon Musk. È la prima sanzione formale applicata nell’ambito del Digital Services Act (DSA), il nuovo regolamento Ue che impone standard più severi alle grandi piattaforme digitali per tutelare utenti, trasparenza e sicurezza online.

Perché il DSA è così importante per il mercato digitale?

Il Digital Services Act stabilisce regole uniformi per i servizi digitali, con l’obiettivo di limitare la disinformazione, rendere trasparenti le scelte algoritmiche e responsabilizzare le piattaforme. Per le società classificate come Very Large Online Platforms (VLOP), tra cui rientra X, il DSA richiede obblighi più stringenti, come audit indipendenti, sistemi di moderazione efficaci e accesso ai dati per la ricerca.

Quali sono le accuse rivolte a X?

La sanzione da 120 milioni è suddivisa in tre contestazioni principali:

1. 45 milioni per la gestione della “spunta blu”

La grafica della spunta blu potrebbe indurre in errore gli utenti, facendo pensare a profili verificati o attendibili anche quando non lo sono.
La Commissione rileva che:

  • il simbolo è troppo simile alla precedente certificazione verificata,
  • potrebbe favorire la diffusione di contenuti ingannevoli,
  • non garantisce trasparenza sulla reale identità dei titolari degli account.

2. 35 milioni per presunte opacità nella pubblicità

Secondo Bruxelles, X non avrebbe rispettato l’obbligo di trasparenza previsto dal DSA per la pubblicità digitale.
In particolare, la piattaforma non avrebbe fornito agli utenti:

  • motivazioni dell’apparizione di determinati annunci,
  • informazioni chiare sui criteri di targeting,
  • accesso immediato all’“ad library”, lo strumento dedicato alla consultazione delle campagne attive.

La Commissione ritiene che questo riduca la capacità degli utenti di capire come e perché vengono profilati, un tema sempre più centrale nel dibattito sulla privacy online.

3. 40 milioni per aver limitato l’accesso ai dati pubblici dei ricercatori

Il DSA impone alle piattaforme la possibilità di concedere ai ricercatori indipendenti l’accesso a dati pubblici per analisi su disinformazione, rischi sistemici e sicurezza digitale.
Secondo l’Ue, X avrebbe:

  • respinto richieste legittime,
  • imposto restrizioni eccessive,
  • ridotto la possibilità di monitoraggio esterno sulla diffusione di contenuti potenzialmente dannosi.

Perché la “spunta blu” è finita al centro dell’indagine?

La rimozione della vecchia verifica e la sua sostituzione con un modello basato sull’abbonamento hanno generato confusione tra utenti, istituzioni e persino fonti ufficiali.
La Commissione teme che la grafica simile alla certificazione originaria:

  • favorisca impersonificazioni,
  • alteri la percezione di autorevolezza,
  • aumenti il rischio di campagne di disinformazione.

Si tratta di uno degli aspetti più sensibili per il DSA, che punta a tutelare l’ecosistema informativo online.

In che modo la pubblicità “opaca” incide sugli utenti?

La trasparenza della pubblicità online è un pilastro del DSA, soprattutto per piattaforme con milioni di utenti.
L’assenza di spiegazioni su:

  • logiche algoritmiche,
  • segmentazione del pubblico,
  • natura sponsorizzata dei contenuti,

rende difficile per gli utenti comprendere quali contenuti siano organici e quali invece siano promozionali. Questo potrebbe influenzare le opinioni, le scelte di consumo e perfino la percezione di eventi politici.

Perché l’accesso ai dati è fondamentale per i ricercatori?

I ricercatori svolgono un ruolo chiave nell’analisi dei rischi online.
Grazie ai dati pubblici possono studiare:

  • reti di bot,
  • circolazione di fake news,
  • comportamenti coordinati non autentici,
  • impatti degli algoritmi sui contenuti.

Limitare l’accesso significa ridurre la trasparenza dell’ecosistema digitale e ostacolare studi indipendenti che possono contribuire alla sicurezza collettiva.

Che cosa rappresenta questa multa per il futuro del DSA?

La sanzione contro X segna un passaggio storico.
È il primo esempio concreto di:

  • applicazione del DSA,
  • controllo attivo sulle big tech,
  • volontà della Commissione di far rispettare la normativa senza eccezioni.

Per le piattaforme, il messaggio è chiaro: il nuovo quadro regolatorio europeo richiede massima trasparenza, responsabilità e collaborazione.

Come potrebbero reagire le piattaforme digitali?

Le società interessate dal DSA potrebbero:

  • rivedere sistemi grafici e segnali visivi come la spunta blu,
  • aggiornare le politiche pubblicitarie,
  • ampliare l’accesso ai dati pubblici,
  • migliorare i meccanismi di moderazione e le procedure interne.

Si prospetta un periodo di adeguamento, soprattutto per le piattaforme più esposte a rischi sistemici.

Quali scenari si aprono dopo la decisione della Commissione?

X potrà impugnare la multa nelle sedi competenti, ma il provvedimento rimane un precedente pesante.
La decisione potrebbe:

  • influenzare futuri procedimenti contro altre piattaforme,
  • stimolare nuovi controlli,
  • accelerare la piena attuazione del DSA in tutta l’Unione Europea.

Il caso rappresenta un banco di prova decisivo per la regolazione del digitale e segna una svolta nel rapporto tra istituzioni europee e grandi piattaforme online.