
- Il diesel supererà la benzina nel prezzo?
- Come cambiano le accise nel 2026?
- Chi pagherà di più alla pompa in Italia?
Accise carburanti 2026: il diesel potrebbe costare più della benzina
L’inizio del 2026 segnerà un cambiamento storico per automobilisti, trasportatori e tutto il settore dei carburanti in Italia: le accise su benzina e gasolio saranno finalmente allineate. La misura, contenuta nella bozza della legge di bilancio, avrà conseguenze dirette sui prezzi alla pompa, sulle scelte dei consumatori e sul mercato delle auto diesel.
L’allineamento anticipato delle accise
Dopo anni di differenze strutturali, il governo Meloni ha deciso di accelerare il processo di convergenza fiscale tra benzina e gasolio. La novità principale consiste nell’entrata in vigore dell’allineamento al 1° gennaio 2026, anticipando di quattro anni il piano iniziale che prevedeva un adeguamento graduale fino al 2030.
Secondo l’articolo 30 della bozza della legge di bilancio:
- l’accisa sulla benzina sarà ridotta di 4,05 centesimi di euro per litro;
- l’accisa sul gasolio aumenterà della stessa misura.
Questa scelta segna la fine del vantaggio fiscale per il diesel, storicamente più economico, che ha favorito la diffusione dei motori diesel soprattutto tra i veicoli commerciali e le auto di media cilindrata.
Impatto sui prezzi alla pompa
Secondo i dati del ministero dell’Ambiente aggiornati al 13 ottobre, il prezzo medio della benzina è 1,699 €/l, mentre il diesel è a 1,625 €/l. Con l’allineamento delle accise:
- la benzina scenderebbe a 1,649 €/l;
- il gasolio salirebbe a 1,675 €/l.
Per un serbatoio da 40 litri, ciò si traduce in un risparmio di circa 2 euro per chi guida un’auto a benzina, mentre chi utilizza un’auto a diesel dovrà spendere altrettanto in più.
L’obiettivo del governo è duplice: garantire equità fiscale e promuovere sostenibilità ambientale, riducendo la differenza che negli anni ha incentivato l’acquisto di auto diesel, oggi sempre più penalizzate dalle normative anti-inquinamento.

Conseguenze per gli automobilisti: stangata sul diesel
Secondo le stime del Codacons, l’incremento dell’accisa sul diesel interesserà circa 16,6 milioni di autovetture diesel circolanti in Italia. Considerando anche l’Iva al 22%, un pieno da 50 litri costerebbe 2,47 euro in più, con un aggravio annuo di circa 59,3 euro per ogni veicolo, ipotizzando due pieni al mese.
Se si somma l’aumento già avvenuto a maggio (+1,5 centesimi), il rincaro complessivo per un pieno arriverebbe a 3,38 euro, pari a +81,1 euro all’anno. Il Codacons sottolinea inoltre che, a differenza del gasolio, la riduzione dell’accisa sulla benzina non si tradurrebbe in ribassi significativi per i consumatori, richiedendo un monitoraggio rigoroso sui distributori per garantire l’effettivo trasferimento del beneficio.
Implicazioni sul mercato automobilistico
L’allineamento delle accise potrebbe modificare le scelte di acquisto degli italiani. Il diesel, fino a oggi sinonimo di efficienza e risparmio sui consumi, rischia di diventare più costoso, incentivando la transizione verso auto ibride ed elettriche. Le flotte aziendali e i trasportatori dovranno rivedere i costi operativi, mentre i privati potrebbero orientarsi verso motorizzazioni alternative, meno impattanti dal punto di vista fiscale e ambientale.

Tempistiche e iter legislativo
Va ricordato che la misura dovrà passare l’esame del Parlamento: Camera e Senato avranno tempo fino al 31 dicembre 2025 per approvare o modificare il testo. Tuttavia, il quadro politico appare chiaro: il vantaggio fiscale del diesel è destinato a scomparire e il 2026 sarà un anno di svolta per l’intero settore dei carburanti in Italia.
Cosa cambia per automobilisti e trasportatori
La nuova politica fiscale sui carburanti rappresenta un cambiamento culturale oltre che economico. Il gasolio, per decenni percepito come simbolo di efficienza e risparmio, potrebbe diventare un bene di lusso per chi non può ancora passare all’elettrico. Allo stesso tempo, la misura riflette la volontà del governo di allineare la tassazione dei carburanti agli obiettivi di sostenibilità ambientale e ridurre gli incentivi storici per l’acquisto di veicoli diesel, in linea con le normative europee sulle emissioni.